La Cina riprende la corsa: nel 2016 sarà la prima economia del mondo

Anche la corsa alla crescita della Cina ha un po’ rallentato per colpa della crisi, ma tra quest’anno e il prossimo a quanto pare ritroverà il suo vigore. Ed entro il 2016 porterà Pechino in vetta alla classifica delle economie mondiali. È la previsione dell’Ocse, contenuta nel rapporto sullo stato dell’economia del Dragone pubblicato oggi. «La Cina ha resistito alla crisi economica e finanziaria globale degli scorsi cinque anni virtualmente meglio di qualsiasi Paese Ocse», sottolinea l’organizzazione, e oggi «è ben piazzata per godere di un quarto decennio di avanzamento e miglioramento degli standard di vita». Detto in cifre, dopo essere progressivamente scesa dal 10,4% del 2010 al 9,3% del 2011, fino a 7,8% del 2012, la crescita del Pil cinese tornerà ad accelerare, passando all’8,5% quest’anno e all’8,9% l’anno prossimo. Trainata dalle esportazioni, che ritroveranno un incremento a doppia cifra nel 2014, ma anche dalla progressione della domanda interna, che aumenterà del 9% nel 2013 e del 9,8% l’anno successivo. In questo scenario roseo però, precisa l’Ocse, restano diversi rischi. Il contesto globale ancora fragile, ed esposto a un ulteriore deterioramento, ma anche una serie di squilibri interni, dal boom dei prezzi dei terreni edificabili in alcune aree agli eccessi nel finanziamento fuori bilancio per il sistema bancario e gli enti locali, dalle crescenti diseguaglianze socioeconomiche all’invecchiamento della popolazione. Fino al più grave dei problemi della Cina di oggi, finito sotto i riflettori di tutto il mondo nelle ultime settimane e che sta diventando un’autentica emergenza: l’inquinamento ambientale. «Alcune forme di inquinamento stanno calando ma la qualità dell’aria e dell’acqua sono spesso carenti, e impongono costi considerevoli», scrive l’Ocse, invitando Pechino ad agire con un ampio mix di politiche, a cominciare da una revisione dei prezzi di carburanti ed energie, per incentivare un uso più efficiente delle risorse energetiche: più tasse su diesel e gasolio, e prezzi di acqua, gas ed elettricità che riflettano meglio i costi di produzione. Quello che l’organizzazione parigina non dice, però, è che la performance cinese è dovuta in massima parte al basso costo del lavoro, dovuto a sua volta dall’assenza di organizzazioni di categoria e quindi di qualsiasi tutela per il lavoratore.