Io, giornalista “infiltrato” al pranzo dei senatori grillini. «Il Pd fa ridere. Noi lavoriamo, loro si fanno le foto…»

Il caffè è ingurgitato in un attimo come una medicina amara, con l’ansia del ritardo, l’incubo del cazzeggio romano, il fantasma del “magna magna” che ha fatto la sfortuna della loro odiata “casta”. «Mancano dieci minuti, su, ragazzi, alziamoci, andiamo a produrre…». L’anatomo-patologo Luigi Gaetti da Mantova ha appena finito di sezionare i resti di una Margherita maneggiando il coltello come un bisturi, colpi secchi e precisi al cornicione, trattamento soft per la bufala, mano pesantissima con Bersani. Siamo nella pausa dei lavori del Senato, ore 14.15, in un locale a due passi da Palazzo Madama, “Friends”, fast food elegante ma non caro. A tavola si consuma un pasto leggero ed uno strappo forse irrimediabile col Pd. I neosenatori grillini arrivano alla spicciolata, hanno scelto un tavolo nell’ultima stanza, al riparo da orecchie indiscrete, sono in quattro, più la moglie di Gaetti. Io sono al tavolo di fronte, mangio, c’è uno schermo tv alle loro spalle, fingo di guardare i gol di Palacio e Kozak invece ascolto, leggo il labbiale, fotografo, sorrido. È divertente vederli in azione senza la maschera da talebani, perché quello che si lasciano scappare i freschi parlamentari, tra una pizza e un’insalata greca, è un campionario di veleni, stupore e ingenuità disarmante che andrebbe registrato e fatto ascoltare a Bersani, l’unico che non ha capito a che gioco stanno giocando Grillo e Casaleggio. «Sono sconvolto, non credevo che in Parlamento tutto procedesse così a rilento, sai –  dice Gaetti alla collega eletta nel Lazio, Elena Fattori – io al lavoro ho ritmi impressionanti, qua ho già capito, si perde tempo…». Il clima festaiolo in aula non è piaciuto ai grillini: «Ma l’hai visto quel senatore del Pd, Esposito mi pare, si faceva fare le fotografie nel corridoi tra i banchi, tutto contento, ma vi rendete conto, questi stanno fuori…»- (Nel pomeriggio usciranno foto della Camera dove sono i grillini a scattare immagini-ricordo…). E la discussione passa alle votazioni appena conclusesi con un nulla di fatto. «Tanto Pd e Pdl si eleggeranno uno scelto da loro, con un voto in più al ballottaggio, altro che accordi con noi», prosegue Gaetti. E Fattori annuisce: «Sì, ma non hanno capito che se iniziano a votare insieme, la gente fa la rivoluzione, siamo appena all’inizio». «Bersani ancora spera che votiamo il suo candidato, ma vi rendete conto? Noi siamo diversi da loro, ma è possibile che non lo vogliano capire? Noi siamo qui per lavorare, per produrre, questi hanno tempi biblici pure per eleggere un presidente del Senato, ma che pensano questi del Pd, che siamo qui a fare i giochini con i partiti, a barattare poltrone, ma qualcuno glielo spiega a Bersani?», prosegue il più anziano e passionale del gruppo, prima che la discussione scivoli sui sacrifici fatti per i Cinque Stelle le raccolte delle firme, le battaglie contro gli Ogm, le biomasse nocive, l’ecosistema e altre dissertazioni tipicamente grilline sui complottismi mondiali. Non meno surreale era stata la mattinata del debutto grillino alla Camera. Marta Grande che esce trafelata dalla sala lettura dei parlamentari, dopo aver divorato gli articoli di “Libero” e del “Giornale” sulle sue presunte “non lauree”, Roberto Fico che dà lezioni di politica in Transatlantico a Lucia Annunziata, l’ex gieffe Rocco Casalino che tifa per i suoi giovani leoni seduti nelle ultime file della Camera, uno di loro che infila la porta delle scale confondendola con quella della toilette. Errori di gioventù. Ma quella scena dei neoeletti che si apprestano a varcare la soglia dell’aula, vestiti come agenti immobiliari al primo mandato, giacche grigie da Oviesse, pizzetti e barbetta i maschietti, un filo di trucco da liceale per le donne, resterà nella storia del Parlamento. Come gli incitamenti tra loro prima della salita sul ring: «Dai ragazzi, auguri, auguri, stiamo uniti, aiutiamoci, ehi, tu, non dimenticarti di me, e mi raccomando, sorridete, sorridete…».