Zuffa nel Pd sulle primarie a Roma: sotto accusa i manifesti “selvaggi” di Sassoli

Le primarie del Pd per il Campidoglio non sono neanche iniziate, ma già sono un inferno. David Sassoli ha fatto saltare i nervi ai compagni di partito. Sassoli è l’eurodeputato del Pd (ma viene dalla Dc di De Mita) per tre anni direttore del Tg1, già cronista del Tg3 nonché collaboratore a vari programmi di Michele Santoro. Ma perché ha fatto arrabbiare i suoi colleghi di partito? Perché ha deciso di candidarsi a sindaco di Roma (è nato a Firenze) partecipando alle primarie (il mandato di eurodeputato scade l’anno prossimo…); solo che ha iniziato la sua campagna elettorale in maniera giudicata un po’ troppo aggressiva: migliaia di manifesti (oltre che discutibili) selvaggi, attaccati un po’ dovunque in spregio a ogni legge sulle affissioni. Ce n’è abbastanza per esacerbare Ignazio Marino: «Credo che Sassoli farebbe bene a ritirarsi perché ha mentito ai romani. Lui disse che non avrebbe mai utilizzato i manifesti per la sua campagna e poi invece lo ha fatto», ha dichiarato duro il senatore del Pd e anch’egli candidato alle primarie per sindaco di Roma. «Davvero sorprendente. Magari era impegnato nel suo ruolo di capogruppo a Bruxelles e non si è accorto che c’era la campagna elettorale che lo riguardava a Roma». Un altro dei candidati, Paolo Gentiloni, arriva addirittura al ricorso al comitato organizzativo e alla nomenklatura del Pd per verificare se l’uso di manifesti abusivi da parte di Sassoli non possa portare all’esclusione dalle primarie. Per Gentiloni le affissioni di Sassoli confliggono «esplicitamente con il regolamento per le Primarie di coalizione, Roma bene Comune e soprattutto con le disposizione di legge italiane». L’ex ministro delle Comunicazioni chiede l’esclusione di Sassoli dalle primarie. La più inviperita di tutti pare essere la deputata Ileana Argentin la quale, alla replica del giornalista, si chiede perché Sassoli abbia «sentito la necessità di tappezzare i muri di Roma con i manifesti della sua faccia, violando le regole e il codice etico». La “difesa” è affidata al Comitato, che però rischia addirittura di gettare benzina sul fuoco: «In riferimento alla inutile polemica innescata da Ignazio Marino, ricordiamo che nel regolamento che disciplina la campagna elettorale relativa alle elezioni primarie, i manifesti non sono vietati. È invece vietata, questo sì, ogni azione che possa ledere la dignità degli altri candidati oltre che l’immagine della coalizione», si legge in una nota del Comitato, che aggiunge: «Stupisce l’acrimonia del senatore Marino nei confronti di David Sassoli. Certi atteggiamenti si commentano da soli». Nel tentativo di far cessare questa discussione da cortile, il segretario del Pd Roma Marco Miccoli ricorda che «domani 29 marzo si riunisce la commissione di garanzia e quello sarà il luogo dove, probabilmente, si valuterà anche il ricorso fatto da Gentiloni». Miccoli coglie l’occasione per lanciare un appello a tutti i sei candidati alle primarie del centrosinistra per la corsa a sindaco di Roma (Gemma Azuni, Mattia Di Tommaso, Paolo Gentiloni, Ignazio Marino, Patrizia Prestipino e Davide Sassoli): «Sarebbe opportuno da parte di tutti i candidati stare in sintonia con le difficoltà che vive la città ai tempi della crisi. Non è opportuno far percepire di avere grosse disponibilità economiche da spendere in manifesti e quant’altro».  Ma da come si sono messe le cose è difficile che i candidati lo ascoltino…