Il rebus delle poltrone a Palazzo Madama e Montecitorio. D’Alema gioca la carta Finocchiaro

Difficile trovare la quadra per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Il Pd si accinge a votare scheda bianca, il Pdl si dice disinteressato a quelle poltrone e, con Alfano, fa sapere che ciò che conta è avere un presidente della Repubblica di “garanzia”. Il Movimento 5 Stelle ha annunciato che i suoi candidati sono Roberto Fico per la Camera e Luis Alberto Orellana per il Senato. Fico è un trentottenne che si è spostato via via da Bassolino verso Rifondazione e oggi ha fatto suo tutto il repertorio del progressismo politicamente corretto. Orellana, che lavora nel campo delle telecomunicazioni, è fissato con l’idea che bisogna abbattere i privilegi dei politici. Con due candidati così non si sblocca nulla. Nelle trattative gioca allora la sua carta anche Massimo D’Alema con una mossa che viene spiegata così in un retroscena su Repubblica: elezione alla presidenza del Senato di Anna Finocchiaro con larga maggioranza formata da Pd-Pdl-Scelta civica e Lega (che si è detta disponibile, magari in cambio di un sì alla macroregione in Lombardia). Poi, una volta fallito il tentativo Bersani, toccherebbe proprio alla Finocchiaro l’incarico di formare un governo istituzionale e la presidenza del Senato potrebbe andare al Pdl. Per la Camera D’Alema suggerisce i nomi dei montiani Lorenzo Dellai e Renato Balduzzi. Un’offerta che ha irritato Mario Monti, il quale a sua volta vedrebbe bene se stesso sullo scranno più alto di Palazzo Madama. Scalpita, infine, Matteo Renzi che ai suoi confida: “Con questi tatticismi non andiamo da nessuna parte, che se la sbrogliassero tra di loro”.