Il presidente dei “gruppi ristretti”

Gruppi ristretti. Bell’eufemismo. Comunque lo rigiri però non rimanda certo alla maggioranza dei cittadini italiani. Quindi continua nel solco della “sospensione della democrazia” che è stata la vera stimmate del settennato di Napolitano. Il presidente, sempre banalissimo quando fa dichiarazioni “civili” e a dir poco criptico quando si tratta di affermazioni rilevanti (chissà chi gliele scrive?), ha detto che incontrerà due gruppi ristretti. Eletti da chi? Nominati da chi? Prescelti da chi? Di che natura? Chi lo sa. Ed è corsa all’interpretazione. Come se a Capo dello Stato ci avessimo messo un novello Nostradamus. Risulta evidente che per natura o abitudine Giorgio Napolitano è uno che predilige le decisioni prese a porte chiuse e in colloqui segreti. Già si parla di incontri con fantomatici “saggi”. E secondo quali criteri sarebbero saggi? Ci hanno già truffati con i “professori”. Quanto stupidi si pensa possano essere gli italiani? Nemmeno i bambini si fanno fregare due volte con lo stesso trucco. Quindi, riassumendo, questo tal Giorgio Napolitano – eletto al Colle, va ricordato, da quello che lui stesso ha definito un Parlamento di nominati, dalla casta da rottamare e certo non dal popolo – per l’ennesima volta rinnova il commissariamento delle istituzioni, probabilmente con gli stessi fenomeni e professoricchi che ci hanno trascinato in questa situazione e con nuovi ed ulteriori innesti di consulenti di altre banche d’affari, agenzie di rating o vecchi boiardi buoni per ogni stagione del trasformismo politico. L’unica buona notizia è che dovrebbe essere l’ultimo atto del suo mandato. Se avesse dato le dimissioni in anticipo avremmo passato una Pasqua più serena.