Il ponte di Venezia affonda negli scandali di sinistra, quello di Messina nei veti… di sinistra

Una meraviglia dell’architettura, il vanto delle amministrazioni di centrosinistra, il moderno che si sposa al classico, al fascino immortale di Venezia. In poche parole, uno scandalo, venuto alla luce solo adesso, a distanza da anni dalla realizzazione del ponte di Calatrava, opera che unisce piazzale Roma alla stazione ferroviaria di Santa Lucia. «Il quarto ponte sul Canal Grande costituisce per la collettività un danno durevole a fecondità ripetuta», recita il dispositivo di rinvio a giudizio della Corte dei Conti a carico dell’architetto Santiago Calatrava e dei tre ingegneri accusati di un danno erariale di circa 4 milioni di euro. Il procuratore veneto della Corte dei Conti, Carmine Scarano, ha chiesto un milione e 78 mila euro all’archistar Calatrava, un milione e 705 mila euro a Roberto Scibilia, 723 mila euro a Salvatore Vento e 379 mila a Roberto Casarin. Dopo circa 10 anni di indagini Scarano ha accertato una crescita esponenziale dei costi dei lavori per il ponte, passati da circa 4 milioni a 10 milioni, e ha spiegato nella sua relazione che la realizzazione del ponte “ha comportato un oggettivo e sconsiderato aumento di costi rispetto agli oneri preventivati, ma in aggiunta comporterà per il futuro un costante e spropositato esborso economico da parte dell’amministrazione in quanto l’opera è affetta da una patologia cronica, caratterizzata dalla necessità di un costante monitoraggio e dal continuo ricorso ad interventi non riconducibili in alcun modo ad interventi di ordinaria manutenzione». Un disastro, di cui il sindaco Cacciari porta almeno una responsabilità politica che con enfasi,  il 4 settembre del 2008, aveva annunciato che il ponte si sarebbe chiamato ponte della Costituzione. Nel giorno in cui la magistratura contabile ha fissato l’udienza per i tre indagati, l’11 novembre prossimo, arriva anche la definitiva bocciatura di un altro ponte, quello che vorrebbe il centrodestra sullo Stretto ma che la sinistra, i grillini e gli ambientaisti continuano a bloccare. «Quattro mesi fa ci siamo dati l’impegno di trovare una possibile soluzione dando più tempo al ponte per cercare di trovare soluzioni sia tecniche che finanziarie, risorse che oggi non ci sono, e quindi per dare una speranza che il ponte, nel corso dei prossimi anni, potesse trovare una sua sostenibilità», ha detto il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. «Il contraente generale però – ha aggiunto – non ha accolto le indicazioni della legge. Secondo me è stato un errore. Il Governo Monti aveva trovato il modo di introdurre una nuova opzione per dare una chance a quest’opera di essere realizzata, trovare una sua sostenibilità nel tempo. Una possibilità che non è stata colta», ha concluso il ministro. Con sommo rammarico del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti: «Si pensi – ha aggiunto – a cosa può significare oggi l’idea di un investimento in un ponte così importante che creerebbe migliaia e migliaia di posti di lavoro e movimenterebbe le attività imprenditoriali sul territorio. Questa decisione è stata un colpo mortale alla Calabria ed alla Sicilia».