Il Pdl celebra il funerale politico di Bersani: «Ha fatto precipitare l’Italia nella palude»

Alle Idi di Marzo il primo atto della nuova legislatura tramonta con un funerale politico di Pierluigi Bersani. Il caos alle Camere, le fumate nere che si addensano sui nomi dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama sono da leggere come un rito funebre delle tattica bersaniana all’inseguimento dei grillini, sempre più ostili a un’intesa. Nulla ha potuto persino il  cornetto portafortuna di Swarovski con cui Alessandra Mussolini si presenta in Senato scherzando: «È per Bersani». Ma è Daniela Santanché, ai microfoni di Radio2 a Un Giorno da Pecora a recitare il “De profundis”: «E comunque oggi in Aula una cosa era evidente: che si celebrava il funerale Bersani». Che aspetta, quindi, il capo del centrosinistra «ad abbandonare le preclusioni nei confronti del Pdl», incalza Fabrizio Cicchitto.  Se questo non avverrà, si dovrà andare di nuovo alle elezioni. È evidente – fa notare il deputato del Pdl, capogruppo nella scorsa legislatura – che di fronte alla ovvia irriducibilità del Movimento Cinque Stelle a votare qualunque governo, l’alternativa è la seguente: o vengono meno le preclusioni del Pd nei confronti del Pdl, per cui si lavorerà per un governo serio, impegnato sulle riforme istituzionali e su una politica economica orientata verso la crescita e si eleggerà un Presidente della Repubblica davvero di garanzia per tutte le forze politiche; oppure se non ci sarà tutto questo si andrà a nuove elezioni». Già in mattinata il segretario del Pdl, Angelino Alfano, aveva richiamato il Pd al senso di responsabilità: «Ci pare che da parte del Pd ci sia un accanimento terapeutico e serva un altro giorno di paralisi per farsi dire dei no da Grillo. Speriamo che domani il Pd sia più responsabile». Speriamo, soprattutto, che non  si troppo tardi. Non si può aspettare oltre. «Solo un accordo di emergenza fra Pd, Pdl e Monti, limitato nel tempo e circoscritto ad alcuni obiettivi comuni, al fine di garantire la salvezza dell’Italia», argomenta Sandro Bondi: «Lo stallo di Bersani, che si tira drammaticamente dietro lo stallo del Paese. Solo questo passo di responsabilità potrebbe sollecitare e rendere possibile un ripensamento della politica dell’austerità da parte della Germania a favore di una politica dello sviluppo e del lavoro nell’interesse di tutta l’Europa». Ci sentirà Bersani da quest’orecchio? Intanto è in corso un incontro  incontro tra Pier Luigi Bersani, Enrico Letta e Dario Franceschini  nell’ufficio del segretario del Pd alla Camera per fare il punto sui contatti avviati per le presidenze di Montecitorio e palazzo Madama. Il bilancio non dovrebbe essere troppo entusiasmante.