Il Pd confessa la trappola per sbarazzarsi di Berlusconi: «In Parlamento noi e i grillini voteremo sì all’arresto».

Non si è parlato solo di obiettivi alti e nobili, ieri, nel vertice tra i grillini e la delegazione del Pd  svoltosi a Palazzo Madama, ma anche di volgari poltrone in velluto amaranto scuro, come quelle delle presidenze di Camera, Senato e delle commissioni. Non solo: dalle ovattate stanze del Senato s’è sentito anche rumore di ferraglie, manette forse, lucchetti, sbarre, portoni e chiavistelli. Pare infatti che nei trasparentissimi colloqui bilaterali siano risultate gettonatissime anche dissertazioni sulle patrie galere per gli avversari politici,  Silvio Berlusconi in primis, manco a dirlo. Per lui – a quanto pare – esisterebbe già un piano segreto per toglierselo finalmente davanti con una spallata giudiziaria vera, definitiva, alla faccia delle urne e del monito di Napolitano ai giudici. Questa mattina a Skytg24 era ospite il numero due del Pd, Maurizio Migliavacca, braccio destro di Bersani (entrambi nella foto) e candidato a fare il capogruppo al Senato. Il giornalista di Panorama, Carlo Puca, gli ha rivolto la più semplice ma insidiosa delle domande: «Se arrivasse in Parlamento una richiesta di arresto per Berlusconi, il Pd voterebbe a favore?». Risposta: «Dovremmo vedere le carte. Noi abbiamo un atteggiamento rispettoso di atti della magistratura che fossero corretti». Ma Puca ha insistito: «Quindi sì?». E Migliavacca: «Se gli atti fossero fondati, penso proprio di sì». Bè, dopo vent’anni di antiberlusconismo e tentativi di cavalcare le inchieste giudiziarie del Cavaliere per metterlo fuori gioco, arriva il calcio di rigore a porta vuota, su assist della magistratura, e tu non la butti dentro?  Con una bella maggioranza parlamentare anti-Cav costruita con i grillini , difficile immaginare che il Pd non ne approfitti. Ecco perché quei rumors che arrivano da Napoli, secondo cui starebbe casualmente per arrivare proprio una richiesta di arresto per Berlusconi nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita dei senatori, sembrano chiudere un cerchio invisibile intorno al Cavaliere. Che però, forse, aveva già capito tutto quando ieri ha spedito al Colle i suoi fedelissimi per una chiacchierata col grande capo.