Il fenomeno Femen: non sarebbero militanti, ma ragazze pagate per fare spettacolo

Quanto vale il logo FF, il Fenomeno Femen, lo spettacolo delle attiviste dei blitz a seno nudo contro leader religiosi e capi di Stato (ultime performance italiane contro Ratzinger e contro Berlusconi)? Mediaticamente il successo è assicurato ma siamo davvero dinanzi ad un movimento che ha a cuore la condizione delle donne? Secondo il Venerdì di Repubblica le “sextremiste” di Femen sono davvero l’ultima provocante faccia del femminismo 2.0. In Italia non hanno ancora molto seguito, anzi sono tenute a distanza dalle veterane del femminismo che, del resto, non potevano prima applaudire la crociata di Lorella Zanardo contro i nudi in tv e poi benedire il topless delle Femen. Il Foglio ci informa che Femen è diventato “il club femminista più influente d’Europa, almeno sul piano dell’immagine. La loro società ha una pagina Facebook con migliaia di contatti, un account su twitter, un sito internet in tre lingue diverse: lì si trovano filmati, interviste, magliette (25 euro), colori per il corpo (un kit 70 euro), felpe, tazze e cappelli (dai 20 ai 60 euro)”. Un marchio, dunque, più che un’ideologia. Che dietro l’organizzazione girino soldi a palate, del resto, lo si sapeva. La notizia era rimbalzata anche in Italia tramite i social network italiani dopo che una giornalista ucraina si era infiltrata nel movimento e aveva rivelato che le attiviste di Femen sono pagate mille euro al giorno e che quando vanno in “missione” non si fanno mancare nulla. Chi paga? La giornalista ipotizza rapporti con due imprenditori tedeschi, Helmut Geier e Beate Schober e con un uomo d’affari americano, Jed Sunden. Secondo il quotidiano francese Le Matin a tirare i fili delle attiviste di Femen ci sarebbe ancora un uomo, Viktor Sviatski, un creativo trentenne che usa le nuove suffragette a seno nudo per diffondere e rendere più solido il marchio Femen, magari per farne un partito, o meglio per fare pressione sulla politica e sugli organi di informazione. La leader ucraina del movimento, Anna Hutsol, che vive ormai tra Kiev e Parigi dove le Femen sono trattate come star, è un’esperta dei meccanismi mediatici che amplificano un messaggio veicolato con parole-choc. Già, ma per conto di chi viene imbastita la messinscena?