I centristi si chiedono perché “Sua Santità” Monti ha perso. Imparino a leggere i dati economici

Che il bluff fosse finito lo si era capito da alcuni mesi. E si era capito anche che gli italiani non si erano fatti ipnotizzare dal coro unico montiano, nonostante lo sforzo dei grandi giornali che parlavano a una sola voce (magnificando l’azione del governo tecnico). Gli unici a non capirlo sono stati i centristi, che non credevano ai propri occhi quando – un voto dopo l’altro – venivano fuori i risultati delle elezioni. Si guardavano sbalorditi, qualcuno scappava per paura delle telecamere, nessuno però capiva com’era stato possibile che Sua Santità Mario Monti fosse stato decapitato dal voto in una rivoluzione francese (o meglio, in una rivoluzione alla francese) del nuovo secolo. Lui, l’uomo dei miracoli, il salvatore della patria, finito sulla ghigliottina delle schede elettorali. La verità è che lo stupore era nello scoprire che la gente non si era fatta cloroformizzare. I centristi, infatti, conoscevano bene i dati economici, anche se cercavano di nasconderli aiutati dal bavaglio della grande stampa. Basterebbero i nuovi dati dell’Istat per smascherare il bluff di Monti. Pil in calo, record di disoccupati, consumi in picchiata, debito al 127 per cento del Pil, pressione fiscale oltre il 44 per cento (in aumento di 2,6 punti rispetto al 2011). Numeri pessimi, partoriti nell’anno e mezzo di governo tecnico che ha aggravato la crisi oltre i limiti dell’immaginabile, trascinando milioni di persone nell’area della povertà. «Le politiche del rigore sono fallite», ha commentato Maurizio Gasparri, mentre Ignazio La Russa ha evidenziato come il dato sulla disoccupazione sia il peggiore da 21 anni a questa parte. Un disastro targato Monti-Merkel.  Altro che “Salva Italia”, un anno e mezzo dopo l’arrivo del Professore a Palazzo Chigi  ci troviamo in una situazione di gran lunga peggiore rispetto a quella che allora sembrò giustificarne l’arrivo. I professoroni hanno fallito: 650mila disoccupati in più , 500mila aziende in meno, redditi ridotti all’osso per effetto delle tasse, più precari, il livello di debito più alto dal 1990 (dal 120,8 al 127 per cento solo nel 2012). La voragine è oggi più profonda di prima, nonostante gli italiani siano stati chiamati a mettere mano a più riprese al portafogli. Abbiamo pagato per poter ossequiare la Merkel che ci ha ricompensati con un puffetto sulla guancia di Monti. Altro che spread, indotto artificiosamente a salire per dare il benservito al Cavaliere e arrivare alle elezioni. Che hanno perso.