“Grillo sale, il Pdl scende”. In Italia i sondaggisti non si dimettono mai. E continuano a sfornare bufale

In un Paese normale un sondaggista che attribuisce la vittoria a un partito, sulla base degli exit poll, convince i dirigenti del Pd ad esultare su Twitter due minuti dopo la chiusura dei seggi esponendoli a mortificazioni umane e politiche degne del ragionier Fantozzi, uno che induce Saviano a salutare l’addio di Berlusconi alla politica sulla base di una certissima debàcle elettorale, che esprime granitiche certezze sulle prime proiezioni in arrivo, salvo poi ritrovarsi, dopo un’ora, a sostenere esattamente il contrario, si sarebbe dimesso o almeno avrebbe taciuto per un semestre bianco. In Italia, no. L’errore paga sempre, anzi, rilancia la propria immagine pubblica e televisiva. I vari Masia, Piepoli e Mannheimer sono sempre lì, ci azzecchino o meno, non conta, tanto rispuntano autorevoli e credibili a distanza di pochi giorni da quelle previsioni competamente stravolte dall’esito delle urne, come accaduto per le recenti Politiche, sia nel dato di un mese prima del black out sia in quegli exit poll sucessivi al voto che avevano consegnato virtualmente il Paese a una solida maggioranza di centrosinistra. Mannheimer, quello che – giusto per intenderci – aveva stimato a un mese dal voto una crescita di Monti, una vittoria ampia del centrosinistra e un effetto marginale dell’annuncio-Imu di Berlusconi, oggi ci spiega sulle colonne del Correre della Sera che i grillini sono in aumento, che il centrodestra è stato scavalcato, che il Pd s’è consolidato, che la lista Monti e le altre formazioni di centro, ma anche Fratelli d’Italia e, in misura minore, lo stesso Pdl, calano i termini di “intenzioni di voto”. Ma non si capisce di quale voto, visto che all’orizzonte ci sarebbe solo il Conclave, su cui, per fortuna, i sondaggisti non si sbilanciano. Nota a margine, le previsioni dell’Ispo di Mannheimer ci dicono che la coalizione dei montiani ancora oggi non supererebbe il 10%: un dato al quale, per una volta, crediamo tutti, ma sarebbe bastato telefonare al vicino di casa e chiedergli, a bruciapelo: “A’ cazzaro,  ma tu a chi votersti a stò giro?”.