Grillo impari dalla storia della destra: stare all’opposizione è bello, ma solo se si hanno delle idee

Non è solo Bersani a uscire con le ossa rotte da questi interminabili giorni di consultazioni. C’è un altro grande sconfitto: Beppe Grillo. È fin troppo facile prendersela con i nuovi deputati dei Cinquestelle, debuttanti allo sbaraglio che hanno mostrato lacune, hanno ammesso di non saper confezionare un disegno di legge, sono stati così ingenui da farsi beccare a pranzo alla buvette del Senato (dopo aver giurato che mai avrebbero messo piede in quel “posto della vergogna”), sono stati colti in fragrante mentre si appisolavano nell’aula parlamentare. In sostanza, in pochi giorni hanno fatto tutto quello che consideravano uno scandalo. Peccati da studentelli in gita scolastica. Di tutt’altro tenore, invece, lo scivolone di Grillo, perché lui è il leader, è scaltro, sferzante e soprattutto non è un debuttante. In queste ore è stato messo a nudo e ne è uscito maluccio perché non è stato all’altezza della situazione, è andato avanti all’insegna del “date il governo a noi e cambieremo il mondo”, ben sapendo che non sarebbe mai accaduto. Non ha capito che l’errore più grossolano è prolungare all’infinito la campagna elettorale, non si va avanti affidandosi al caso, homo quisque faber ipse fortunae suae e lui è stato un artefice poco attento alla sua fortuna, rischiando di dilapidare il patrimonio di voti. Chiariamoci: è legittimo essere contro tutti, non è questo il punto. È legittimo scegliere di non allearsi (non è certo lui ad insegnarlo visto che la storia della destra è l’ esempio più nobile di opposizione, tra l’altro in stagioni molto più difficili e rischiose di questa). Il problema è che, oltre alla protesta, dev’esserci la proposta. O almeno un minimo di contenuti. E invece il leader dei Cinquestelle ha continuato a urlare, a non lanciare una sola idea, a cavalcare l’onda indebolita dell’antipolitica e a esporsi a figuracce mostrando contraddizioni evidenti. L’ultima in ordine cronologico: si è schierato a fianco di Antonio Venturino, il vicepresidente grillino dell’Assemblea siciliana, fotografato mentre scendeva da un’auto blu prima di entrare nella base Usa di Sigonella, per un incontro istituzionale col console generale Donald. L. Moore. Sì, un grillino in auto blu. Ecco come l’ex comico l’ha difeso: «Doveva andare a 250 km da Palermo e con le ferrovie ci avrebbe messo tre giorni. Certo, la macchina non ce l’ha, ha usato quella in dotazione alla Regione Sicilia». In sostanza ha fatto esattamente quello che fanno tutti. Gli altri però finiscono sulla ghigliottina grillina. Il suo vicepresidente no. Per uno strano concetto di superiorità morale. Forse dovuto al vuoto di idee.