“Fuori il Cav”, i soliti noti (di “MicroMega”) ci riprovano e tirano fuori una legge del ’57

Il fondo è quasi toccato. Non bastava il partito delle toghe. Ora contro Berlusconi scende in campo la squadra di MicroMega, il “pensatoio” radical-chic che noncurante dell’esito del voto e della volontà degli elettori, abdicando ad ogni sforzo di eleborazione intellettuale, non trova altro che riesumare una vecchia crociata (già fallita vent’anni fa) per estromettere il leader del centrodestra dal Parlamento. «Berlusconi non era e non è eleggibile», è il diktat della rivista. Non si riesce a battere il Cav con le armi della competizione politica? E allora tirano fuori dal cilindro trovano un coniglio spellacchiato, la legge 361 del 1957, «che è stata sistematicamente violata dalla Giunta delle elezioni della Camera dei deputati», lamenta l’appello firmato dagli ultrà dell’intellighenzia di sinistra: Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Franca Rame, Barbara Spinelli, Margherita Hack, tra gli altri. Un’ossessione. Ci provano dal 1994: MicroMega aveva invitato i cittadini a ricorrere alla giunta delle elezioni della Camera, la quale diede ragione a Berlusconi, con l’unico voto in dissenso dell’esponente di centrosinistra Luigi Saraceni. La motivazione fu che l’articolo 10 comma 1 della legge dichiara in effetti che non sono eleggibili «coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica», ma che «l’inciso “in proprio” doveva intendersi “in nome proprio”, e quindi non applicabile all’on. Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni televisive in nome proprio». Sono trascorsi gli anni, si sono succeduti vari governi, ma per MicroMega il tempo si è fermato, e continua a vivere nella sua “bolla” di rancori. In buona sostanza, quello che propone il gruppo di Flores D’Arcais è un colpo di mano. La pulsione antidemocratica di certi gruppi intellettuali di sinistra non è una novità, del resto. Così oggi la rivista nel pieno della sua ossessione decide di riprendere quella battaglia e mettere sotto le scarpe l’esito del voto con due iniziative: un appello di un gruppo di personalità della società civile, sui cui raccogliere on line le adesioni di tutti i cittadini, e il fac-simile del ricorso, che potrà essere attivato da ogni elettore del collegio senatoriale per il quale opterà Berlusconi. Nell’ultimo giorno valido (20 giorni a partire dalla proclamazione degli eletti), MicroMega organizzerà la consegna di massa dei ricorsi alla Presidenza e alla Giunta delle elezioni del Senato. C’è chi spera che tra venti giorni l’Italia abbia un governo e chi insegue chimere dopo essere stato sconfitto dalla realtà e dagli elettori. Ognuno reagisce come può.