E la Francia esorcizza l’austerity con un film sulla “grandeur” della sua cucina

Nell’era appena inaugurata da Hollande dell’austery socialista pronta a scagliarsi contro i paperoni d’oltralpe in fuga da incubi di super tasse e inseguimenti fiscali, la Francia cinefila sforna grazie a Christian Vincent La cuoca del presidente, un film ispirato ai pasti destinati al prestigioso inquilino dell’Eliseo, esaltazione volutamente sciovinista dei sapori di un paese la cui cucina è riconosciuta come uno dei patrimoni nazionali: il titolo originale del film, Les  saveurs du palais, significa non per niente I sapori del palazzo. La pellicola, in arrivo domani nelle nostre sale, mette in scena le peripezie culinarie e l’accademica lotta ai fornelli con gli chef che operano nelle cucine presidenziali di Hortense Laborie (Catherine Frot), cuoca apprezzata che vive nel Périgord, nominata a sorpresa dal Presidente della Repubblica responsabile dell’alimentazione di Palazzo. Nonostante i colpi inferti da rivali e nemici a suon di prelibatezze, la protagonista riuscirà ad imporsi grazie al suo carattere forte e a una determinazione gastronomica indigesta solo ai suoi detrattori: la genuinità delle sue preparazioni, infatti, sedurrà in poco tempo il Presidente. Più difficile, per la protagonista – e per il regista che lo deve raccontare –  gestire fuori dalla cucina ciò che accade dietro le quinte, nelle stanze del potere, materia succulenta che alimenta l’apologo parallelo del film. Ma la presenza di Jean d’Ormesson, lo scrittore e giornalista amico dei presidenti di Francia, decano degli “Immortali” dell’Academie Française, mette al centro del menù narrativo di questa commedia del potere gastronomico, il dessert in salsa patriottica ispirato alla “grandeur” francese, e decorato ad arte per il grande schermo, in nome di un peana della tavola sana e raffinata. Peccato che la scelta del menù filmico confligga non poco con i tempi magri che corrono: l’ostentazione del potere del cibo e dell’opulenza culinaria in epoca di spread e deficit che svuotano tasche e dispense potrebbe risultare anche indigesta. Un rischio di rigetto che agli autori provano a schivare speziando la ricetta filmica col ricorso narrativo al contrasto di sapori tra la genuinità del carattere e delle pietanze preparate dalla cuoca del Perigord, e il rigido e punitivo protocollo “di corte”; le invidie meschine e le rivalità che la sua presenza scatenano, a cui fa da agrodolce contraltare il rapporto umano che si crea tra lei e il presidente. Ultimi protagonisti di una galleria di titoli dedicati alla consacrazione di celluloide del rito della preparazione e decorazione di cibi e pietanze che, da Il pranzo di Babette all’intramontabile La grande abbuffata, fino all’incursione Disney nel genere proposta con Ratatouille, puntano a raccontare tra appetiti scenografici e primizie d’autore, mito e poesia dell’arte culinaria.