Divieto di satira sul comico: Crozza scatena l’ira funesta dei grillini

Su Facebook non c’è Fabio Fazio che interviene invitando i dissidenti incivili a mettersi il cerotto sulle labbra (secondo lui, due o tre berluscones, magari inviati come pacchi postali da Mediaset). Non c’è nemmeno il palcoscenico che ti permette di fare l’offeso minacciando di tornare dietro le quinte a curare l’orgoglio ferito. E non c’è nemmeno la claque di Ballarò che ti applaude per qualsiasi battuta. E così Crozza s’è trovato nel bel mezzo di una inaspettata contestazione a causa dell’imitazione di Casaleggio e dei candidati Cinquestelle. Imitazioni divertenti, ironiche, che però hanno scatenato l’ira funesta del popolo grillino. Parrucca grigia, occhialoni, previsioni strampalate da “santone”, il comico ha sbeffeggiato il braccio destro dell’ex comico. Un sacrilegio. I grillini si sono sfogati su Facebook non con i fischi ma con una lunga serie di insulti poco democratici. Il più elegante: «È il momento più basso della tua carriera». Il più inadatto nella festa della donna: «Tra te e Rosy Bindi scelgo Beppe Grillo». I più volgari: «Crozza vai a cag…»; «Crozza, un cogl… pagato dalla Casta»; «Vedrai che molto presto perderai il tuo spirito del ca…». La ciliegina sulla torta: «Tu e le risate di quella m… di Floris mi avete fatto vomitare». Non meno delicate le risposte dei fan di Crozza rivolte ai grillini: «Che balle questi che non si possono prendere in giro, mi fanno rimpiangere persino Berlusca che si poteva sfottere a piacimento»; «Sono in Parlamento da neanche un mese e già non li sopporto più»; «Ma il rispetto lo volete solo per voi? Come dite voi, vaffa…». Di fronte a questa guerra virtuale, probabilmente Crozza avrà rimpianto i fischi rimediati a Sanremo, quantomeno non erano volgari. Eppure i protagonisti di quei fischi furono messi all’indice, etichettati come irrispettosi, ignoranti, incapaci di capire la satira, “pagati” dal Cavaliere. Furono intervistati manco fossero extraterrestri. Stavolta non c’è poi tanto scandalo. Perché Facebook non è Sanremo. E perché i grillini bisogna tenerseli buoni, in nome e per conto dell’antiberlusconismo militante.