Cuochi, banchieri e coop nel “minestrone” di Bersani. E alla Gabanelli sarà offerta una poltrona per silenziarla

“Noto che nel totoministri nessuno ha messo Cristina D’avena, che secondo me invece può creare delle convergenze”: è il tweet migliore della giornata, firmato Andrea Geloni, forse parente di quella Chiara che dirige la tv del Pd e quindi ancor più meritevole di citazione. In effetti, a giudicare dalle indiscrezioni che trapelano sulla possibile squadra “dei migliori” che Bersani starebbe preparando per “stanare” Grillo (e magari anche Monti e il Pdl), più che al Quirinale il leader del Pd dovrebbe portare la lista a Fabio Fazio e chiedergli il permesso di utilizzare, per qualche mese, i suoi abituali ospiti. È evidente che Bersani sta lavorando a un “minestrone” scientificamente dosato nelle componenti, dove un’umile zucchina deve convivere con un proletarissimo porro senza inacidire un collaudato cavolfiore ma tenendo insieme, in un gusto almeno non vomitevole, anche componenti d’élite come lo scalogno di Romagna, il borlotto lumè e il finocchio palettone. In termini non vegetali, immaginare un Consiglio dei ministri con la filosofa Michela Marzano, attenta studiosa “della fragilità dell’essere umano n quanto carnale” (cit. Wikipedia) che discute di Imu e marò con Oscar Farinetti, imprenditore enogastronico autore del libro “Coccodè, il marketing pensiero“, è un’immagine surreale che suscita in noi sentimenti di simpatia e inquietudine, allo stesso tempo.  La Marzano e Farinetti sono nel toto-ministri, ma il secondo, in particolare, ha un curriculum ideale per Bersani: figlio di partigiani, socio del master chef Carlo Petrini (il novello mito della sinistra culinaria che ha soppiantato da tempo il dalemiano Vissani) ma soprattutto a capo di una società, Eataly, partecipata al 40% dalle migliori coop rosse del Paese (Coop Liguria, Novacoop e Coop Adriatica). Nel toto-candidature c’è anche una giornalista bravissima, Milena Gabanelli, l’unica che in Rai ha avuto il coraggio di indagare su tutto l’arco costituzionale, perfino a sinistra e su Di Pietro. Bersani, per compiacere i grillini e forse “normalizzarla”, sarebbe pronto a offrirle un ministero. Ma forse a lei basterebbe che le facessero fare il suo lavoro in pace e libertà, in Rai. In questo calderone potrebbero trovare posto anche tecnici forse “bruciati” nelle candidature a Palazzo Chigi, come la Cancellieri e Mario Monti, ma anche banchieri di Stato come Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Via Nazionale, garante delle politiche monetarie europeiste, non si sa quanto conciliabile con i grillini anti-euro. Ed ancora, un paio di vecchi arnesi di Confindustria, quantomeno complici della recessione decennale in atto nel Paese, come Alberto Bombassei e Gianpoalo Galli, poi l’ex presidentessa della Fai, Ilaria Borletti Buitoni, montiana, signora dell’’alta borghesia industriale milanese, finita nel mirino delll’intellighentia di sinistra per la sua presunta volontà di privatizzazione del settore dei beni culturali. Ed ancora, si fanno i nomi di un costituzionalista come Valerio Onida a cui affidare la Giustizia,  di Stefano Rodotà, il nuovo che avanza, visto che aveva iniziato a fare il parlamentare nelle fila del Partito Comunista soltanto trentatre anni fa, nel 1979, fino a Fabrizio Barca, tanto per cambiare figlio di un noto partigiano, Luciano Barca, già senatore del Pci e direttore dell’Unità. Che però, secondo fonti non autorevoli, non dispiacerebbe al Pdl.

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