Comunque vada non sarà un governo espresso dal popolo

Le ipotesi sono tutte agghiaccianti. Un governo Barca? E perché? Barca è un tecnico relativamente giovane, chiamato a fare il ministro da Monti, che si è sempre dichiarato di sinistra anche più in là di Bersani e voleva usare l’esperienza di governo per lanciarsi in politica. Non è stato il migliore tra i tecnici e nemmeno il più rappresentativo. Quindi dobbiamo dedurre che il suo unico valore aggiunto sia di essere molto di sinistra senza se e senza ma. A questo punto meglio Vendola. Un governo Cancellieri? Vogliamo fare tutti finta che sia stata un buon ministro dell’Interno?Francamente non si vede perché. Cos’ha fatto di eccezionale? I risultati della lotta contro le Mafie sono dovuti ai percorsi iniziati dal governo Berlusconi e dal ministro Maroni. Per il resto, la sicurezza in generale ha fatto schifo, no-Tav, anarchici e centri asociali hanno spaccato tutto e la testa a tutti senza particolari impedimenti, l’immigrazione clandestina è rimasta un’enorme problema. Quindi, probabilmente, il suo merito è speculare a quello di Barca ma in senso opposto e cioè si limita alle leggende metropolitane che la vorrebbero indicata da Fini e in qualche modo gradita al centrodestra, almeno come prefetto.  Quindi la valenza dei  due dipenderebbe dalla gradazione cromatica dell’inciucio. Comunque non si esce dall’anomalia montiana. Se queste sono le nuove idee di Napolitano non si può dire che abbia fatto uno sforzo creativo. Ci sarebbe sempre la possibilità di dare l’incarico a Grillo. Anche se a dirlo viene un po’ da ridere. In linea teorica però stiamo comunque parlando di una lista che ha avuto un cospicuo consenso. Ma allora perché non dare l’incarico al centrodestra, che ha preso qualche migliaia di voti meno  del centrosinistra ma ne ha presi più dei grillini? Il parlamento si regge oggi su tre gambe. La quarta, cioè proprio quella montiana, non è nemmeno lontanamente all’altezza delle altre. Quindi un governo che potessimo definire “democraticamente eletto” – e cioè in netta rottura con l’esperienza autocratica, verticista e presidenziale dalla quale siamo appena usciti – dovrebbe mettere insieme almeno due delle tre forze maggiori: o Pd-Grillo, o Pd-Pdl o, ma non scherziamo, Pdl-M5s. Il Pdl la sua proposta l’ha fatta e probabilmente è la più indigesta per Bersani proprio perché sarebbe l’unica percorribile: governare insieme una fase di transizione con un’esecutivo “zattera di salvataggio. Ovviamente con il rischio, per Bersani, che dopo una simile esperienza il Pd finisca rottamato (magari da Renzi) e Berlusconi – quello che doveva sparire della politica – sia invece ancora in pista.