Camera, dalla neopresidente Laura Boldrini un discorsetto pieno di retorica

Laura Boldrini, eletta nelle liste di Sel, è il nuovo presidente della Camera. La terza donna dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. Ha ottenuto 327 voti. Il candidato del M5S Fico ne ha avuti 108. Le bianche sono state 155, le nulle 10, i voti dispersi 18. Boldrini, quasi 52 anni, è stata portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), svolgendo  missioni in luoghi di crisi come l’ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Angola, Ruanda. Ha atteso l’esito del voto seduta accanto a Nichi Vendola. La sua candidatura era stata l’estrema mossa di Pier Luigi Bersani (che ha sacrificato Franceschini) per convincere i grillini a convergere su un nome avanzato dal Pd. Una mossa a vuoto, perché i grillini non si sono mossi dalle loro posizioni. L’elezione di Laura Boldrini è stata però applaudita anche dai deputati del M5S mentre non ci sono stati applausi tra i banchi del Pdl, Lega e Scelta civica. Secondo Angelino Alfano il ticket proposto da Bersani – Boldrini-Grasso – “precipita il Paese verso le urne”, perché è una conferma della volontà del centrosinistra di escludere il polo di centrodestra, votato dal 30 per cento degli italiani.

Boldrini nel suo discorso di insediamento, interrotto più volte dagli applausi di grillini e centrosinistra, ha toccato molti tasti retorici senza volare alto e lasciando fuori la politica. Dopo i ringraziamenti di rito al presidente Napolitano e al suo predecessore Gianfranco Fini, si è rivolta ai più giovani, “a chi siede per la prima volta in quest’aula”, dicendosi certa che i parlamentari insieme riusciranno ad affrontare l’impegno di rappresentare le istituzioni repubblicane e di fare della Camera “la casa della buona politica”. Ha insistito sul fatto che il Parlamento ha scritto i diritti contenuti nella “Costituzione più bella del mondo”, ha auspicato che la Camera possa rappresentare i diritti  degli ultimi, dei poveri, di chi ha più bisogno, delle donne umiliate dalla violenza, dei detenuti, degli esodati, degli imprenditori e dei pensionati. Un lungo elenco di buoni propositi, senza dimenticarsi ovviamente l’omaggio alla liberazione dal fascismo. Applausi fragorosi, qui, da sinistra, e timidi apprezzamenti, invece, dal centrodestra.