Bersani oggi va alla prova di forza con Renzi e Veltroni. Vuole un governicchio di minoranza e forse lo otterrà

Un mandato pieno dal Pd per “andare fino in fondo” nel tentativo di creare un governo di minoranza. Pier Luigi Bersani punta nella direzione del Pd di oggi a compattare con il voto il partito, consapevole che l’unità è fondamentale per superare il primo passaggio: convincere il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano della validità della sua proposta. Per evitare rotture traumatiche, non solo interne, il leader Pd non darà voce nella sua relazione ai pasdaran del partito che, in caso di fallimento, vedono solo il voto ed eviterà ultimatum che possano forzare i rapporti con il Colle.  Come nelle occasioni importanti, all’appuntamento di questa mattina, con inizio alle 10, ci saranno tutti i big. Ci sarà anche Matteo Renzi, che preme per la verifica di un’intesa col Pdl. Ma se la presenza del sindaco di Firenze fa piacere alla maggioranza del partito, convinta della necessità di una prova di compattezza, molto meno è stato gradito l’incontro di ieri tra Mario Monti e il rottamatore, bollato come un’entrata a gamba tesa del premier nella delicata partita del Pd. L’attivismo di Renzi è stato considerato da molti nel Pd come un posizionamento in caso di scenari futuri, in particolare di un ritorno alle urne se non si riuscisse a formare un governo. Ipotesi che Bersani al momento non vuole prendere in considerazione determinato a giocarsi l’ultima carta. Su una cosa Bersani sarà netto: oggi, scommette Anna Finocchiaro, “il Pd sarà unito su una proposta chiara: noi diciamo no ad ipotesi di governissimi con Berlusconi”. Sul tentativo del Pd di “stanare” Grillo, in realtà, sono convinti quasi tutti tra i democratici: chi più, come i “giovani turchi” e i bersaniani, chi, come i renziani e gli uomini di Enrico Letta e Dario Franceschini, più per mancanza di proposte più solide che per reale convinzione. Ma l’esito della conta finale dipenderà molto dai toni usati dal segretario. E dalla voglia di Veltroni, ostile a un governo di minoranza, di provare a giocare un ruolo nella partita col Parlamento e col Quirinale.