Bersani insiste: 8 punti per il cambiamento. Il Pdl: è in stato di confusione. Renzi se ne va. Veltroni tace

Bersani incassa il sì della direzione (con una sola astensione) alla sua linea: governo di 8 punti per il cambiamento e fiducia nel capo dello Stato ma, avverte, “la proposta tocca a noi”.  “Questi – ha avvertito – non sono più punti da campagna elettorale, noi diciamo che questi punti si possono fare”. Questa è l’ipotesi A, governo del cambiamento per il quale si guarda al consenso dei grillini, e per quanto riguarda l’ipotesi B Bersani non la prende neanche in considerazione. «Lo so – afferma nella sua replica – che c’è mezzo mondo che pensa a ipotesi B, ma a questo mezzo mondo noi diciamo ‘non è che nelle vostre fantasie noi scompariamo?’. Noi abbiamo il triplo dei deputati di Grillo e il doppio della destra. E quindi si discute e si briga». Dopo aver ribadito la chiusura al Pdl, confermata anche nell’intervento di D’Alema, ha annunciato le prossime mosse in vista del congresso, già previsto nel 2013: “Appena avremo chiaro il calendario, fisseremo l’assemblea anche per la convocazione ordinaria del congresso”. Matteo Renzi ha abbandonato i lavori della direzione senza prendere la parola. A lui Bersani si era rivolto dichiarando la disponibilità del Pd a superare l’attuale sistema di finanziamento dei partiti. Il portavoce di Renzi ha intanto fatto sapere che l’ex sfidante di Bersani alle primarie si ricandiderà a sindaco di Firenze il prossimo anno.

“Bersani – ha commentato il senatore del Pdl Altero Matteoli – è in stato di totale confusione: insiste nel proporre un governo con Grillo che gli chiude la porta. A sua volta egli chiude ad un eventuale governo con il Pdl. Infine, si mostra fiducioso nelle prerogative e nel ruolo del Capo dello Stato al quale, però, in modo irrispettoso pone veti preconcetti”. “Qualcuno dovrebbe spiegare a quest’uomo – aggiunge – che le elezioni non le ha vinte e che è dovere suo e del partito che ancora dirige di agevolare il Presidente della Repubblica a trovare una via nell’interesse generale del Paese”.

Il gruppo dei “giovani turchi” con gli interventi di Matteo Orfini e di Stefano Fassina ha criticato l’adesione alla politica del rigore di Monti e ha invocato una maggiore attenzione alla questione sociale. Posizioni cui ha plaudito anche Occhetto, via twitter, auspicando un vero riposizionamento a sinistra del Pd. Veltroni invece ha scelto, come Renzi, di non intervenire.