Bersani fa melina e si comporta come le tre scimmiette. Ma ormai è chiaro: non è un leader

L’assenza di un vero leader si sente perché Bersani sta dimostrando di non essere all’altezza della situazione. Ha avuto il giocattolo tra le mani e l’ha rotto in quattro e quattr’otto. Pressato dalla crisi che non aspetta e da Giorgio Napolitano che chiede risposte per non rimetterci la faccia, il candidato premier del centrosinistra non sa parlare d’altro che dei fantasiosi otto punti attorno ai quali  il Pd vorrebbe coagulare l’appoggio a un improbabile governo. Tempo perso, mentre Fitch declassa  l’Italia e la porta a livello dell’Irlanda e della Thailandia. Dopo le elezioni, sono in molti a comportarsi come le tre scimmiette: una non vede, una non sente, una non parla. Il Pd che in teoria, molto in teoria, avrebbe vinto le elezioni, si ostina a propinare soluzioni improponibili e continua a chiamare a raccolta Grillo e i suoi, mentre l’ex comico, altro sordo per opportunità e scopo, risponde con una sequela di invettive. Trarre le conclusioni non dovrebbe essere difficile e il Quirinale lo sta già facendo. Ma Bersani fa finta di nulla e parla – per farsi udire dal M5S – di responsabilità che ciascuno dovrebbe assumersi, chiudendo però la porta in faccia proprio a quel Pdl che, nel dopo elezioni, è stato l’unico partito che ha assunto un atteggiamento serio. Il leader del Pd, però, per paura del Cavaliere, vuole il matrimonio d’amore con i grillini e non si rassegna. Non capisce che ci sono momenti in cui è meglio adeguarsi. In questo caso c’è di mezzo un Paese che ha bisogno di crescere e, invece, vede accentuarsi la recessione. Il rigore dei tecnici gli ha dato il colpo di grazia, le capacità di analisi e di sintesi dei politici dovrebbero contribuire a tirarlo fuori. Per farlo serve del sano realismo, il tempo dei giochi è finito da un pezzo anche se Bersani sembra non essersene accorto. Così Angelino Alfano si incarica di suonare la sveglia: «Tentare di fare un governo del Pd – dice –  è un vostro diritto, ma se non ce la fate andiamo a elezioni». A Largo del Nazareno, però, anche da questo orecchio non ci sentono: non hanno i numeri, sono allo sbando, ma preferiscono rimanere in apnea, in attesa che sia Grillo a toglier l’acqua in cui stanno cercando di nuotare. «Impiccati alle loro necessità», sintetizza Alfano. E proprio questo, infatti, sembra essere il problema: la ricerca spasmodica di portare il comico genovese fuori dalla tana per semplice calcolo politico. I primi sondaggi del dopo-voto, infatti, segnalano già un Pdl in crescita, assieme alla rabbia dei cittadini. In queste condizioni la paura è forte: se si apre una nuova partita c’è il rischio che il Pd la giochi solo da comprimario perché le squadre in campo per contendersi la vittoria potrebbero essere solo quelle del centrodestra e del Movimento 5 Stelle. Così Bersani allunga i tempi: non vede, non sente e non parla. Ma soprattutto dimostra di non essere un leader.