Bersani ci ha messo la faccia. E l’ha persa. Senza il Pdl soluzione impossibile

E siamo nelle mani di Napolitano. Di nuovo. Il che non può certo tranquillizzare. L’Italia è senza governo, il Parlamento è senza maggioranza. Le elezioni non hanno avuto un vincitore, anche se il Pd rivendica la vittoria numerica con il suo 0,35% di vantaggio, Grillo perché è il primo partito e Berlusconi perché senza il Pdl non ci sono maggioranze possibili e non si può governare. In qualsiasi altro posto del mondo si metterebbero insieme le forze per un governo di scopo, un governo a tema e a tempo, un governo di emergenza. Innegabile che l’emergenza ci sia. Nessuno parla più del pareggio di bilancio in queste settimane convulse, ma teoricamente c’è un impegno con l’Europa che ha per scadenza il prossimo gennaio e addirittura un novellato obbligo costituzionale. E come si raggiungerebbe il pareggio? Draghi ebbe a dichiarare, nemmeno troppo tempo fa, che l’Italia aveva bisogno di un taglio strutturale della spesa pubblica del 7%, distribuito linearmente per tutte le voci. Col governo tecnico qualche esponente troppo loquace parlò della possibilità o almeno necessità di eliminare qualcosa come 200mila unità dal pubblico impiego. Non si sa chi avrebbe il tempo, ma soprattutto la forza politica, di realizzare una simile macelleria per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Europa. E i mercati, nel frattempo, non stanno a guardare. La speculazione è già ripartita in pompa magna e gli avvoltoi si aggirano ai confini finanziari d’Italia, con gli occhi puntati sulle spoglie da depredare, che si tratti di patrimonio immobiliare o azionario, dell’Eni o di Finmeccanica, del nostro debito o dei nostri risparmi. Bersani – e probabilmente Napolitano – hanno già percorso ogni ipotesi possibile che mettesse ai margini il Pdl. Hanno tentato di far saltare la coalizione di centrodestra corteggiando la Lega, hanno strisciato ai piedi di Grillo e infine, idea di Napolitano, hanno pensato che Grasso potesse fare al caso perché aveva ottenuto voti di disobbiedenti a cinque stelle al Senato. Hanno sperato in una scissione pilotata nel gruppo grillino che assicurasse a un candidato concordato i voti di sopravvivenza. Conoscendo l’uomo del Colle, non sarebbe sorprendente se tentasse di riammannirci Monti. Ricordando sempre che anche la scadenza della poltronissima del Quirinale è molto imminente. In una democrazia normale, ovviamente, si tornerebbe subito alle urne. Ma figuriamoci, non ce l’hanno concesso dopo le dimissioni di Berlusconi, quando oltre che ovvio era dovuto, figuriamoci se Napolitano rischia di veder andare in fumo il bel lavoro che ha fatto con Mario il Kommissario. Con il rischio che magari rivince Berlusconi…