Bankitalia, rubinetti chiusi per famiglie e imprese. E Visco si sfila: non farò il premier

Rubinetti sempre più chiusi per famiglie e imprese. La stretta sul fronte creditizio continua ad aumentare, a testimonianza che la fase peggiore di questa crisi deve ancora passare. I segnali negativi arrivano da Bankitalia che attesta che a gennaio i prestiti al settore privato hanno registrato una contrazione dell’1,6% su base annua (-0,9 per cento a dicembre). Quelli alle famiglie sono scesi dello 0,6% sui dodici mesi (-0,5% a dicembre), mentre quelli alle società non finanziarie del 2,8% (-2,2% a dicembre). Di questo passo la ripresa si allontana. Questi nuovi dati si abbattono su quelli di pochi giorni fa, quando due studi realizzati dall’istituto di via Nazionale  sottolineano che la maggior parte dei nuclei famigliari nel nostro Paese non hanno un reddito sufficiente a far fronte ai propri consumi. Per il 65% di loro, insomma, il reddito non basta e i prestiti sono una Chimera. Ma il momento è drammatico perché anche le banche non vivono un periodo florido. Nello stesso periodo considerato fallo studio, infatti, si è verificata infatti anche una sensibile espansione delle sofferenze bancarie: il tasso di crescita sui 12 mesi è infatti aumentato al 17,5% (16,6% nel mese precedente), rileva l’istituto di via Nazionale. «La crisi finanziaria ha fatto emergere una serie di problemi nel funzionamento, nella regolamentazione e nella supervisione dei mercati finanziari», ha spiegato il governatore Ignazio Visco da Milano. «La stabilità finanziaria si è riproposta come obiettivo fondamentale della politica economica, le Banche centrali sono chiamate a svolgere un ruolo cruciale», ha detto, il numero uno di via Nazionale, affrontando un discorso di più ampio respiro. È «importante che i regolatori e i supervisori siano attenti a mantenere a debita distanza le lobby del settore finanziario», segnala, e rivolgendosi agli istituti di credito, ha sottolineato che le politiche di remunerazione «vanno riviste al fine di allineare meglio i compensi ai risultati reddituali di lungo periodo corretti per il rischio e di evitare gestioni miopi o inutilmente rischiosi». I premi, ha detto il governatore, e «anche le buonuscite dei manager devono basarsi in maniera chiara ed efficace sui risultati conseguiti, oltre che su una più generale valutazione del loro operato». Visco, nell’ambito di un ragionamento più ampio, anche se in codice, ha poi lasciato intendere di non essere disponibile per eventuali incarichi di governo: «La a legittimazione delle banche centrali – ha detto citando l’ex economista di via Nazionale, Curzio Giannini – viene dalla competenza, dalla moderazione, dall’orientamento al medio lungo periodo, dal rifiuto di assumere compiti esulanti dai propri ruoli primari».