Auguri alle donne: le gaffe del marketing che rovinano la festa

Un 8 marzo fuori dal controllo della politica. Basta dare un’occhiata ai siti di partiti e movimenti. Ci sono le dichiarazioni di rito, nessun guizzo di fantasia per festeggiare le donne. E del resto, perché festeggiare? Un 8 marzo sommerso dal dubbio: uno dei principali quotidiani italiani, il Corriere, porta in prima pagina un titolo che non lascia spazio a equivoci: Possiamo ancora dirci femministe? È successo che Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo, ha detto che il femminismo è superato. Lei, l’emblema biondo chiaro di quelle che ce la possono fare, di quelle titolate a parlare. Un 8 marzo sottratto alle cerimonie ideologiche. Lo si vede su Facebook, dove gli auguri alle donne abbandonano il simbolo della mimosa per diventare marketing pubblicitario. Ma non tutte gradiscono. Prendiamo la Fiat, che lancia una promozione speciale per la giornata della donna: i sensori di parcheggio inclusi nel prezzo dell’auto come particolare regalo alle signore e signorine incapaci, si presume, di sistemare virilmente la macchina come solo un maschio sa fare. E partono le reazione indignate. Ma ancora migliore è la trovata della Durex, che abbatte decenni di lotte e rivendicazioni offrendo vibratori al posto delle mimose. Le ragazze, del resto, “just wanna have fun”, vogliono solo divertirsi. Un messaggio sessista? Forse, ma per toccare il fondo del cattivo gusto bisogna dare un’occhiata alla rosa di gelato al cioccolato offerta dalla Algida sulla sua pagina Fb come augurio a tutte le donne. Immediato l’accostamento scatologico: la rosa di gelato al cioccolato ricorda troppo la cacca… e dopo qualche ora viene rimossa. Altri gusti – fragola o vaniglia – avrebbero prodotto risultati diversi. Un 8 marzo divenuto maniacale caccia al pensiero più volgare o più inadeguato. E non solo in Italia. Su The Telegraph, ad esempio, una blogger denuncia l’etichetta sessista che sta lì, in agguato, dentro ai pantaloni maschili. Ci sono le istruzioni per il lavaggio e poi la scritta: “Give it to your woman, it’s her job”. In pratica, falla leggere alla tua donna, è il suo lavoro. Un 8 marzo ridotto a battuta. E non si sa se ridere o piangere.