Arriva lo “storico” altolà di Napolitano ai giudici contro i tentativi di eliminare Berlusconi a colpi di processi

Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, un capo di Stato richiama i giudici al loro ruolo e a non appropriarsi di “funzioni improprie” che non competono al potere giudiziario. È netta la posizione di Giorgio Napolitano – contro l’ingerenza di certi giudici che ostacolano l’attività politica di Silvio Berlusconi in un momento delicato del Paese – emersa al termine del Comitato di presidenza del Csm, convocato frettolosamente dopo l’incontro avuto in mattinata con in vertici del Pdl, che avevano stigmatizzato al Capo dello Stato l’assedio giudiziario inaspritosi all’indomani del voto nei confronti del Cavaliere. Se da un lato in mattinata Napolitano aveva censurato la manifestazione del Pdl davanti al tribunale di Milano, dall’altro in serata il presidente ha ritenuto di sollecitare un atteggiamento più rispettoso anche alla magistratura, nel suo incontro con il vicepresidente del Csm Vietti e i vertici dell’organismo di autotutela della magistratura. «Ho sollecitato – si legge nel comunicato ufficiale del Colle – il rispetto di rigorose norme di comportamento da parte di “quanti sono chiamati a indagare e giudicare”, guardandosi dall’attribuirsi missioni improprie e osservando scrupolosamente i principi del “giusto processo” sanciti fin dal 1999 nell’articolo 111 della Costituzione con particolare attenzione per le garanzie da riconoscere alla difesa».  Il riferimento a Silvio Berlusconi è fin troppo chiaro. Napolitano ha anche riconosciuto come «comprensibile» la preoccupazione del centrodestra, risultata seconda, a breve distanza dal primo, nelle elezioni del 24 febbraio, «di veder garantito che il suo leader possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento». E pur non avendo preso «in considerazione l’aberrante ipotesi di manovre tendenti a mettere fuori gioco per via giudiziaria Berlusconi», la sua presa di posizione è così nuova da segnare una sorta di linea Maginot nei rapporti tra politica e giudici. Napolitano ha infatti osservato che «dopo le elezioni del 24 febbraio, e anche per effetto della situazione che ne è scaturita, ma soprattutto per l’estrema importanza e delicatezza degli adempimenti istituzionali che stanno venendo a scadenza, occorre evitare tensioni destabilizzanti per il nostro sistema democratico». Un appello a entrambe le parti, politica e magistratura, non senza la sottolineatura della necessità di rispettare la legge sempre, anche quando si governa. Ma al di là di questa ovvia e doverosa puntualizzazione, dal Colle arriva un messaggio importante, equilibrato, di richiamo al rispetto dell’autonomia, reciproca, dei poteri. Una “moral suasion” giusta e doverosa, come aveva sottolineato già nel pomeriggio Gaetano Quagliariello; doverosa anche alla luce del fatto che nelle stesse ore arrivava, a gettare benzina sul fuoco, la nota dell’Anm, che parlava della manifestazione di Milano quasi in termini sovversivi, al punto da provocare la reazione di Daniele Capezzone: «L’Anm parla come un partito politico, anzi come un partito estremista che cerca di incendiare il clima».