Altro che 8 marzo! La vera festa dell’emancipazione femminile è quella di Barbie…

Proprio mentre il mondo celebra la donna con i festeggiamenti dell’8 marzo, una delle sue più amate e discusse declinazioni giocattolo si appresta a compiere 54 anni: è Barbie, il cui primo esemplare in commercio di quella che, nei decenni, sarebbe diventata una delle bambole più vendute al mondo, risale infatti al 9 marzo 1959, quando fece la sua apparizione nei negozi, fasciata in un costume zebrato e con i capelli raccolti in una coda. Una biografia, quella della controversa icona bionda che tra i tanti primati raggiunti figura tra i «31 giochi preferiti di sempre», che ha intrecciato percorsi ludici ed evoluzione sociologica, in alcuni casi precorrendo addirittura mode e tendenze culturali, preconizzando conquiste sociali ancora di là da venire. Come quando, nell’agosto del 2004, Barbie annunciò la sua campagna elettorale per diventare presidente degli Stati Uniti, rappresentando il Partito delle Ragazze, con un vero e proprio programma elettorale diffuso on line dalla Mattel. Ne ha fatta di strada, insomma, la bambolina filiforme nata dall’intuizione geniale di Ruth Handler che, guardando sua figlia giocare con delle sagome di carta, si rese conto che spesso le piaceva dare alle protagoniste dei suoi giochi ruoli da adulti. Idea lungimirante che la Handler suggerì al marito Elliot, il co-fondatore della casa di giocattoli Mattel, poi realizzata e battezzata con il nome della figlia, Barbara appunto: costruita in Giappone, nel primo anno di “vita” imprenditoriale, furono venduti 350.000 suoi esemplari. Negli anni, poi, Barbie ha conquistato il cuore di generazioni di bambine di tutto il mondo, rivoluzionando strategie di mercato e della comunicazione, se è vero che è stata uno dei primi prodotti ad avvalersi massicciamente della pubblicità televisiva. Tanto che, ad oggi, viene stimato che oltre un miliardo di Barbie siano state commercializzate in oltre 150 nazioni, mentre la Mattel conferma che ne vengono venduti tre esemplari al secondo. E allora, astronauta quattro anni prima che Neil Armstrong mettesse piede sulla Luna. Chirurgo nel 1973, quando ancora oggi per una donna accedere alla sala operatoria è impresa ardua se non impossibile. Biologa, mamma e manager, ambasciatrice, rock star, pilota, ballerina e diva che, al passo coi tempi, è arrivata anche a tatuarsi. Ma anche eroina di battaglie ecologiste che ha dovuto optare per scelte green: per cui nel 2009 la Mattel è dovuta passare da un packaging fornito da una società all’indice di Greepeace, a ditte e volumi di imballaggi più declinabili alle politiche dell’ambiente. Insomma, una bambola dotata di senso civico che, nella sua lunga storia, ha anche registrato la produzione limitata e destinata ai reparti ospedalieri di cloni senza capelli, chiamati a rassicurare le bambine davanti alle madri sotto chemio. Una bella con anima che, pur non invecchiando, è cresciuta tanto.