Almodòvar, Vendola e quei ridicoli stereotipi sul cinico uomo di destra che ama Chuck Norris e Topolino…

Per comprendere fino in fondo perchè Bersani non parli a Berlusconi e preferisca suicidarsi con Grillo, basta semplicemente trascorrere una serata al cinema. Solo lì, nel buio di una sala, si può cogliere in pieno tutta la banalità dell’eterno confronto politico sinistra/destra in Italia, destinato, anche in questa fase, ad arenarsi sui pregiudizi, gli steccati ideologi, i conformismi di chi preferisce alimentare le contrapposizioni per sentirsi migliore dell’altro, piuttosto che ragionare con gente che semplicemente la pensa diversamente, magari nell’interesse del Paese. Per esempio, basta andare a vedere l’ultimo film di Pedro Almodòvar, “Gli amanti passeggeri”, una metafora sincera della crisi economica spagnola e di un Paese che resta sospeso perché non sa, e nessuno glielo spiega, dove atterrare con un carrello in avaria. Un’autocritica che non risparmia la politica e finanche la monarchia, con punture di sciabola bipartisan, il tutto in salsa brillante e scapestrata, costruito su personaggi prevalentemente gay e avventure e psicodrammi paradossali, con ampio spreco di sesso orale e kamasutra acrobatici. Non il miglior film di Almodòvar, che parla delle donne molto meglio di come parli del suo essere donna, ma l’ispirazione, e qualche scena, valgono il prezzo del biglietto. Soprattutto perché a nessuno viene da chiedersi se quel mondo sospeso, popolato da coppie “omo”, sia di destra, di sinistra, italiano o spagnolo. Semplicemente, piace o non piace, non è necessario cadere nella trappola della catalogazione politica. Il giochino che invece riesce benissimo al cinema italiano, disperatamente ancorato agli stereotipi, a fronte di un encefalogramma di idee e spunti completamente piatto.  Negli interminabili (e truffaldini) trailers che ti costringono ad attendere l’inizio del film in sala ben venti minuti oltre l’orario programmato, si può scoprire però che stanno per uscire nuovi film di registi italiani. Come “Outing, fidanzati per sbaglio”, su una giovane coppia di amici etero che per accedere ai finanziamenti della Regione Puglia (ooh di meraviglia del pubblico, guarda caso proprio quella di Vendola!) deve fingere di essere gay. Che ideona, che genialata. Che tristezza. Trattasi però di classico film politicamente correttissimo su cui si sprecheranno le carezze dei critici dell’Unità, del Fatto e del Manifesto. Ma ancor più “politically correct” è “Passione sinistra”, altro magistrale capolavoro di banalità italiana in uscita. Anche qui, tenetevi stretti, c’è un’ideona originalissima, eh: la donna di sinistra (Valentina Oldoini) , culturalmente impegnata, fidanzata con un intellettuale studioso e colto, paladina di battaglie civili, animalista, sensibile e un po’ rivoluzionaria, che perde la testa per un cinico yuppie di destra (Alessandro Preziosi): uno che inizia le telefonate senza salutare, sta tutto il giorno a far soldi con i piedi sulla scrivania, non legge manco l’elenco telefonico, è un po’ razzista,  arrogante, qualunquista e ovviamente fidanzato con una “simpatica biondezza” che inciampa sui congiuntivi. Il copione non teme il ridicolo quando prevede che la ragazza, dopo il colpo di fulmine per il cinico di destra, per conquistarlo si prepari degli argomenti interessanti per lui. «I miti dell’uomo di destra? Chuck Norris e Topolino, non devo dimenticarlo!». Da questa sprezzante e surreale rappresentazione della realtà, fino alle cronache di certi giornali che spiegano il pienone di piazza del Popolo di sabato come un’ipnosi collettiva di gente sfigata e incolta, il passo è breve. E spiega benissimo il disprezzo intellettuale della Annunziata per gli “impresentabili” di destra.

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