Allarme del Pdl: «Bersani porterà il Paese a sbattere». D’Alema guarda a destra ma col solito veto sul Cav

Prende la parola Massimo D’Alema alla direzione del Pd, ma l’unica non-notizia che emerge è, di nuovo, la pregiudiziale anti-berlusconiana. Prima esordisce invitando la platea a «liberarsi dalla malattia psicologica dell’inciucio». Cita Gramsci, che tacciava di «subalternità culturale» una classe politica incapace di compromessi. Poi il passo indietro: «La destra c’è e non possiamo negarlo e mi rammarico che in questo momento non sia possibile risposta di unità nazionale». Naturalmente «l’impedimento è Silvio Berlusconi». Con il Cav di governo non si parla. Anche le pregiudiziali ossessive non portano lontano. Il Pd dimostra di mettere sotto le scarpe la volontà popolare emersa dalle urne. Il che, dice il segretario del Pdl, Angelino Alfano, commentando  l’andamento della Direzione, «porta il Paese a sbattere. Il Pd dimostra di non avere un’idea chiara su come guidare il Paese, rischia di portare l’Italia allo sfascio. Non è questo che milioni di cittadini italiani hanno voluto dire con il loro voto». Bersani «rischia di morire di tattica», incalza Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, spiegando che «Bersani commette lo stesso errore che lui stesso – in quel caso correttamente – rimproverò a Casini alcuni mesi fa. Oggi, Bersani, in nome della tattica, e di una tattica sbagliata, insegue un percorso impossibile (l’intesa con Grillo) su basi non utili al Paese, trascurando del tutto le proposte economiche rilevanti per far tornare l’Italia alla crescita». Quanto alla pregiudiziale posta da D’Alema aggiunge che «se qualcuno pensa di dividere il Pdl da Silvio Berlusconi, si sbaglia di grosso». Altero Matteoli giudica un arroccamento autoreferenziale il discorso di Bersani e tutto l’andamento della direzione: «Il segretario Pd dice di aver perso ma vorrebbe agire come se avesse vinto. In effetti, continua a inseguire Grillo, apre senza senso politico a Monti che non ha i voti determinanti in Parlamento e chiude al Pdl e a Berlusconi, che però ha i voti di un terzo degli italiani. Una strategia senza prospettiva per il Paese che rischia di pagare per questa posizione estremista conseguenze che si possono facilmente immaginare». Per uscire da questo stallo «auspichiamo ancora una volta che il Capo dello Stato, il cui monito ed appello alla prudenza evitando determinazioni categoriche sono stati respinti irresponsabilmente da Bersani, trovi una via d’uscita». Dal canto suo il Pdl «sarà responsabile e chiede un governo che affronti i problemi reali della gente e che proponga il cambiamento attraverso l’introduzione del semipresidenzialismo a doppio turno, una sola Camera che legifichi, nuovi regolamenti parlamentari, il dimezzamento degli eletti». Un rinnovamento, un salto di qualità, «un cambiamento epocale», spiega il senatore del Pdl, «che solo può giustificare politicamente un governo di grande coalizione, l’unico possibile nel nuovo Parlamento e l’unico necessario per rilanciare l’Italia». Se Bersani non se ne accorge e D’Alema pensa a Berlusconi il Paese e anche molti elettori del Pd sapranno chi ringraziare, se si tornerà al voto.