Afghanistan, dopo 33 anni spunta un soldato sovietico invasore

Sono stati trasferiti da Farah alla base di Herat i due militari italiani rimasti feriti nell’esplosione di un ordigno in Afghanistan. Non sono in pericolo di vita. L’esplosione dell’ordigno rudimentale è avvenuta tra Bala Baluk e Shewan e ha coinvolto un blindato Lince che si è ribaltato. Ferito in modo non grave anche un interprete afghano. I tre sono stati soccorsi dagli altri componenti della pattuglia ed evacuati in elicottero presso l’ospedale da campo statunitense  con ferite agli arti superiori. E sempre dall’Afghanistan proviene una storia straordinaria, risalente all’invasione del Paese da parte dell’Unione Sovietica. Per 33 anni se n’era perduta ogni traccia: dato per disperso in Afghanistan dopo un combattimento tra l’Armata rossa e le truppe dei mujaheddin, nessuno dei suoi parenti e dei suoi amici sperava più di poterlo rivedere. Eppure, sbalordendo tutti, l’ex soldato sovietico Bakhritdin Khakimov è stato rintracciato pochi giorni fa da un’associazione di veterani di guerra e presto tornerà a casa a riabbracciare i suoi cari. Bakhritdin aveva appena 20 anni quando, nel 1980, fu spedito in Afghanistan. Poco dopo l’inizio del conflitto rimase gravemente ferito in uno scontro a fuoco vicino a Herat e fu curato da alcuni indigeni, tra cui un erborista che, una volta guarito, insegnò al giovane il proprio mestiere e lo aiutò a integrarsi nella sua tribù. Così la vita di Bakhritdin è andata avanti fino ad oggi lontano dalla terra natale, l’Uzbekistan. L’ex soldato del 101° reggimento fanteria, che adesso ha 53 anni, è diventato il nuovo erborista/curatore della tribù e sembra abbia quasi dimenticato la lingua russa. La svolta è arrivata qualche tempo fa, quando, con l’aiuto di un’associazione di reduci di guerra e di una foto, Bakhritdin è stato riconosciuto da suo fratello Sharof, un ex tenente colonnello di polizia. I due si riabbracceranno presto a Samarcanda, dove hanno trascorso insieme l’infanzia e l’adolescenza, ma in realtà non è ben chiaro se Bakhritdin tornerà per sempre nella sua città natale o se si fermerà solo un po’ per rivedere i suoi parenti. L’ex soldato sovietico infatti sembra essersi perfettamente ambientato in Afghanistan e ha pure cambiato nome, adesso si fa chiamare Sheikh Abdullah. Tornando in Uzbekistan, del resto, Bakhritdin troverà una realtà ben diversa da quella lasciata ai tempi dell’Urss: un Paese indipendente e islamizzato. Mentre non troverà più la moglie e i genitori, che nel frattempo sono morti. Le associazioni dei reduci della guerra in Afghanistan sostengono che siano più di 250 i soldati sovietici ancora dispersi nel Paese, metà dei quali russi. Finora ne sono stati rintracciati 29, e sette di loro hanno preferito restare in Afghanistan. Nella guerra contro i mujaheddin afghani armati dagli Stati Uniti (1979-1989) persero la vita circa 15 mila militari sovietici.