Una settimana al voto. Ma cosa è cambiato?

Due mesi fa l’Italia sembrava rivoltata come un calzino. Tutto diverso, «nulla sarà più come prima» scrivevano tutti. E in fin dei conti rischiavamo di crederci anche noi. Berlusconi era dato per politicamente defunto, il Pd primo partito, Monti inchiodato alla poltrona, Grillo spompato e addirittura un’allucinante ipotesi di rinnovo della presidenza Napolitano. Ora abbiamo Berlusconi che sembra aver raddoppiato in poche settimane il risultato previsto del centrodestra. Contro di lui nuovamente tutti insieme: comici, attori, cantanti, economisti che hanno taroccato i curricula, politici della Prima repubblica (e di tutte le seguenti) che si presentavano come il nuovo d’avanzo, sedicenti esperti internazionali, finanzieri (non quelli con le fiamme gialle, ma piuttosto quelli che la Guardia non può raggiungere perché hanno le sedi negli Usa), giornalisti che già ricominciano a dire che la democrazia è una schifezza, che non è detto che gli elettori abbiano sempre ragione, che non tutti dovrebbero aver il diritto al voto, ecc. E se la coalizione di centrodestra arrivasse prima? Avrebbe certo una maggioranza risicata in Parlamento, i poteri forti contro (ancora più arrabbiati per il colpo fallito), le ennesime nuove Br uscite da qualche cappello a cilindro, nuovi attacchi speculativi all’Italia, nuove tarantelle giudiziarie e, dulcis in fundo, almeno un centinaio di parlamentari grillini, alcuni totalmente incompetenti e ignari del proprio compito, altri insurrezionalisti anarco-comunisti travestiti che non vedono l’ora di farsi saltare in aria a Montecitorio e un’altra bella porzione che invece non vede l’ora di entrare a far parte della Casta che ha giurato di distruggere, perché davvero crede che un parlamentare guadagni sedicimila euro al mese e la spigola al Senato costi solo sei euro. Almeno però gli italiani avrebbero dimostrato che non si fanno dire dai tedeschi chi devono mettere al governo. Una prova di orgoglio nazionale che francamente ci farebbe bene. Ma qualcosa di diverso ci sarà: finirà il teatrino dell’antiparlamentarismo, perché ormai gli anticasta saranno diventati casta, Bersani dovrà finalmente svelare quali siano le sue ricette per salvare il lavoro e l’economia, che annuncia ma tiene segrete, tutti i vari “nuovi” finiranno nel dimenticatoio o torneranno ad essere “vecchi”, Monti tornerà a fare il consulente strapagato di Goldman Sachs, Morgan Stanley e soci, Napolitano potrà dire cose tipo «l’inverno è freddo ma con l’estate il caldo tornerà» su una panchina dei giardinetti. Certo è che, se il 14 dicembre 2010 qualcuno se ne fosse andato a fare una bella immersione ci saremmo risparmiati un sacco di guai. Sia noi che l’Italia.