Rien ne va plus: alla roulette del voto si sa già chi ha perso

Signori, rien ne va plus. È finita la campagna elettorale ed è finito anche il ballo in maschera di alcuni candidati a metà tra il sobrio e il folkloristico. Sono finiti gli urli del comico, le foto-ricordo, le immagini del tecnopremier col cagnolino e della moglie che compra croccantini, le polemiche sulla lettera di Berlusconi, le monotone battute di Bersani sul giaguaro da smacchiare, i fischi a Crozza, le deludenti performance firmate Fazio&Littizetto. Per capire chi ha vinto bisogna aspettare ancora un po’. Ma paradossalmente già si sa chi ha perso. C’è una persona, infatti, che è entrato da papa ed è uscito da cardinale (o meglio, da sagrestano): è Mario Monti. Non è accaduto nulla di quel che prevedeva o sognava: la scelta di campo ha retto, o di qua o di là, a destra o a sinistra o magari per i grillini. Lui invece aveva sentenziato la fine di queste logiche, il suo futuro era un ritorno al passato, e cioè un contenitore centrista che – grazie a un elettorato solido – riuscisse a determinare le sorti istituzionali. E invece l’elettorato solido non c’è stato, la gente si è schierata e ora lo stesso Monti spera solo in un esito non chiaro del voto per potersi ritagliare uno spazio e poter ritagliare qualche posticino ai suoi fedelissimi. In sostanza, spera in quella instabilità che a parole ha sempre condannato. Il “centrino” si è dissolto subito, l’insistenza con cui i casinisti parlavano dei miracoli del professore si è rivelata un boomerang, in politica bisogna avere anche una percezione di quel che accade intorno e gli alleati montiani non si sono resi conto di come gli italiani siano usciti dall’esperienza del governo tecnico. Tutto potevano raccontare tranne quello che hanno raccontato. Ne è uscito sconfitto anche Bersani, nonostante abbia molte chance di spuntarla: aveva la vittoria in tasca ed è stato invece costretto a inseguire chi lo inseguiva perché a dettare i contenuti, piaccia o meno, è stato Berlusconi e su questo sono d’accordo tutti, persino i suoi più incrollabili avversari. Altro sconfitto è Di Pietro, tanto in difficoltà da accasarsi altrove. È stata anche sbagliata la strategia dell’antiberlusconismo, messa in atto con un tam-tam durato almeno due settimane, da sinistra e centristi perché, così facendo, hanno sottovalutato Grillo lasciandogli campo libero. C’è stata invece la rivincita della politica, davanti alla quale si sono piegati anche i leader dell’antipolitica, che ora lottano per i seggi in Parlamento. E c’è stata la rivincita di chi ha dovuto subire anni di fango ed era considerato abbattuto quella maledetta sera del novembre 2011, quando in Italia ci fu chi preferì rinunciare all’orgoglio nazionale consegnandosi alla Merkel e ai poteri forti, per uno squallido calcolo di potere. Rien ne va plus, ora è tutto chiaro.