Quel “centrino” scendiletto… dello scendiletto della Merkel

Nel giro di poche ore gli hanno dato dello «smemorato» e del «marziano». Lui stesso – in un raro scatto di sincerità – si è definito «monotono». Non c’è che dire, per Casini è un brutto momento e non solo perché i sondaggi lo danno in caduta libera. Si sta rendendo conto di aver commesso un errore gigantesco quando ha deciso di arrendersi a Monti, senza neppure l’onore delle armi, e sottomettersi pur di sentire l’odore delle stanze di Palazzo Chigi. Ha rinunciato anche alla minima autonomia per riprovare la dolce sensazione di comando e vendicarsi con l’orco cattivo che l’aveva costretto a stare ai margini. Certo, qualcosa ha ottenuto (basta spulciare tra i nomi Rai) ma ha totalmente perso in dignità politica. E la sta pagando con l’emorragia di voti verso la “scelta civica” (o per meglio dire, “cinica”) del Professore. Per non farselo ricordare dagli altri, lo dice lui stesso: «Sono ben contento di fare il secondo a una personalità che tutta l’Europa ci invidia. Non solo non ci dispiace, ma noi dell’Udc siamo fieri e onorati di essere stati il lievito del governo tecnico».  E poi ancora: «Io sono sempre stato e sempre starò al centro». Al di là della felicità di aver trovato un pater familias a cui ha dato la vitae necisque potestas politica, il diritto di vita o di morte politica, Casini è nei guai soprattutto perché non regge più il bluff Monti-uguale-miracolo. Il “centrino” sa tanto di “usa-e-getta” dal finale scontato, con tutti i micropartiti che si scioglieranno nel minestrone del Professore, senza più identità e senza più simboli (il contrario di quanto sempre affermato dai vertici dell’Udc).  La prospettiva più concreta è quella di chiudere la carriera di leader con percentuali da barzelletta. Scendiletto dello scendiletto della Merkel.