Per i tedeschi Monti è un “professorone”, per noi è un “professorino” (bocciato in economia)

Avrebbe potuto effettuare una vera e propria rivoluzione liberale, eliminare  le ingessature che impediscono alla nostra economia di  competere ad armi pari con la concorrenza estera, rendere m0derna la Pubblica amministrazione, rilanciare i consumi e l’occupazione. Invece non ha realizzato nulla di tutto questo: ha semplicemente aumentato le tasse. L’analisi di Edward Luttwak è una bocciatura senza appello – l’ennesima – per Monti. Pressoché lo stesso giudizio che Berlusconi ha dato sul tecnopremier, definendolo «un professorino» che «ha guardato ai problemi del Paese dal buco della serratura». La caduta di Monti è stata proprio nella materia che, in linea teorica, era quella più congeniale al suo curriculum, e cioè l’economia. È partito da alcuni concetti fondamentali – addirittura scolastici – ma è rimasto lì, chiuso dall’incapacità di tradurre in concreto la teoria. Anzi, lasciando la teoria appesa a un filo. Così non abbiamo avuto né consumi né risparmi, ma solo povertà. Eppure qualsiasi economista che si rispetti conosce bene il rischio insito in una scelta economica dettata dalla superficialità. Quella di Monti non ha tenuto conto del ciclo economico e non lo ha interpretato. Il “professorino” pensava o s’illudeva che fosse tutto automatico, che uno più uno fa sempre due e invece in economia non è così. In modo diverso stanno cercando di fare gli Usa, il Fondo monetario internazionale,  la Banca del Giappone e molti tra i più insigni economisti del Globo, mentre la Francia di François Hollande sta puntando sulla svalutazione dell’euro. Per Monti, invece, il problema non si è posto nemmeno: ha fatto dell’austerità il proprio cavallo di battaglia e si è votato interamente alla dottrina della Merkel.  Pagando gli alti costi dello spread, abbiamo finanziato i crediti alle loro imprese a costi bassissimi. Risultato: in Germania i lavoratori continuano a percepire una busta paga mentre i nostri vengono collocati in disoccupazione e circa mille aziende al giorno chiudono i battenti. Ecco perché per i tedeschi  è diventato un “professorone”, mentre per noi un semplice “professorino”.