Pdl, rilanciare il lavoro è possibile con una terapia d’urto: via la riforma Fornero

Cancellare la riforma del lavoro targata Fornero e ritornare a quella Biagi. Nel menù del Pdl in tema di lavoro troviamo cinque anni di detassazione e decontribuzione per i neo assunti e addio allo Statuto dei lavoratori per varare lo Statuto dei Lavori. Continuano a fioccare proposte concrete  sul piano del confronto politico in tema di lavoro da parte del Pdl. L’idea illustrata dal segretario Angelino Alfano e da un gruppo di parlamentari viene fuori durante una conferenza stampa nella sede del partito. Vi hanno lavorato Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Andrea Augello, Anna Grazia Calabria con un un intento preciso: buttare a mare la riforma Fornero, recessiva sul piano occupazionale. Questa la controproposta: «Azzeramento per cinque anni della tassazione sui contratti di apprendistato – spiega Alfano – e più in generale sulle prime assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, favorendo così con vantaggi fiscali per 3 anni le imprese giovani, cancellando progressivamente il fattore lavoro dal calcolo dell’Irap, riducendo il premio Inail in base alla diminuzione degli infortuni e al criterio del bonus malus». Ribadendo la proposta di Berlusconi i parlamentari assicurano che le coperture degli 80 miliardi necessari a finanziare la proposta deriveranno per il Pdl dalla diminuzione della spesa pubblica. Ci vuole una «terapia d’urto”, sostengono e la parola d’ordine è detassare. «Vogliamo detassare il salario di produttività», spiega l’ex ministro Sacconi, «l’articolo 8 della manovra del 2011 (accordi aziendali individuali o collettivi,) é il cuore della nostra riforma del mercato del lavoro», spiegano i parlamentari: «Bisogna alzare la detassazione al 10% del salario collegato ai risultati aziendalifino a diecimila euro, a differenza dei 2.500 attuali che è un livello “non percepito” dai lavoratori». Del resto «un anno di governo Monti e 6 mesi di di legge Fornero ci hanno regalato 300 mila posti di lavoro in meno. È una legge sbagliata e non era questo che ci chiedeva l’Europa», ha sottolineato Brunetta. Il governo tecnico campione di ricette sbagliate. La riforma Fornero non è la sola, fa il paio con l’altra riforma «cattiva», spiegano, che è quella delle pensioni «che ha prodotto 300 mila esodati e che farà spendere ancora un sacco di soldi».