Pd, Sel & compagni, il terrore corre sul filo: l’Imu? Meglio rispondere con gli insulti

Era ampiamente prevedibile. C’era già stato qualche preavviso, molte ore prima che Berlusconi parlasse, non appena si era diffusa la notizia che il centrodestra avrebbe lanciato una proposta “rivoluzionaria”, capace di ribaltare le logiche che avevano dettato legge nell’ultimo anno di governo tecnico. Prima Bersani, poi altri esponenti del Pd, presi dalla paura, avevano lanciato l’allarme: attenti, non credete alle promesse che il Cav vi farà. Attacco preventivo o difesa a riccio, nell’incapacità di mettere qualcosa sul piatto. Anche Monti era in attesa, le novità della sua agenda era passate pressoché inosservate e quindi la tensione era alta. Chiaro che quando Berlusconi ha “comunicato” la sua proposta choc, quella di restituire il maltolto (dai tecnici) dell’Imu alle tasche degli italiani, si sono scatenati tutti, senza entrare nel merito ma aggrappandosi agli insulti. Vendola ha paragonato il Cav a Vanna Marchi, i militanti di sinistra del web hanno confezionato vignette, Della Vedova sembrava in delirio e ha ipotizzato il “voto di scambio”, la Bindi ha urlato contro la “pericolosissima” propaganda, i centristi hanno rimesso in campo la favoletta che l’Imu era stata voluta da Berlusconi (non aggiungendo il fatto fondamentale, e cioè che non riguardava la prima casa). E Monti (che avrebbe fatto meglio a restarsene un po’ in silenzio) ha riscoperto il gusto del veleno, pronunciando la frase – riportata in risposta da tutti i siti on line – “magnifico Berlusconi, non ha mantenuto le promesse e ha creato molti problemi, tanto che se n’è dovuto andare”, Tutti d’accordo, quindi, con il “dagli al Cav”. Perché, come insegnava Virgilio, “finché il re è sano e salvo, tutti la pensano in egual maniera ma, perduto il re, il patto è infranto”. Visto come stanno andando le cose, il patto sarà infranto a breve.