Nozze gay, siamo inglesi. Ma in Italia nessuno le vuole, soprattutto il Pd

Regno Unito… ma neanche tanto. Il via libera della Camera dei Comuni ai matrimoni gay crea una lacerazione all’interno del partito conservatore al potere. Se finora la legge permetteva le sole “civil Partnership”, (garanzie ereditarie, patrimoniali e pensionistiche), con l’introduzione del “Marriage (Same Sex Couples) Bill”, le coppie omosessuali potranno unirsi in matrimonio godendo di tutti i diritti delle coppie etero. La vicenda dimostra, una volta di più, che sulla dibattuta questione, la coperta tirata da una parte, scopre dall’altra. E siccome tutto il mondo è paese, la questione rimbalza anche da noi: ma la palla finita nelle mani di Pierluigi Bersani, costringe il leader Pd a ripiegare in un provvidenziale calcio d’angolo. «La libertà di coscienza è un presupposto costituzionale e nessuno la mette in dubbio», parte lancia in resta, con tanto di scudo civile, il segretario democratico dai microfoni di Radio anch’io. «Ma sui temi etici un partito deve avere una propria posizione», annuncia poi quasi anticipando il gioco di rimessa, concludendo: «Per quanto riguarda le unioni gay, il modello sarà la legislazione tedesca che garantisce i diritti sostanziali del matrimonio, senza essere un matrimonio dal punto di vista formale». Un equilibrismo in punta di piedi, quello di Bersani, costretto ad arrampicarsi sugli specchi, camminando sulla sottile linea di confine che separa gli universi paralleli delle unioni civili e delle nozze gay. Un terreno scivoloso su cui rischia di franare l’alleanza con il collega di coalizione, il leader di Sel, Nichi Vendola, da sempre impegnato in prima linea sul fronte dell’interventismo legislativo in tema di matrimonio omosessuale. Una posizione scomoda, quella di Pierluigi Bersani obbligato, tra funabolismi filologici e compromessi politici, alla ricerca di un baricentro stabile, in grado di mediare anche rispetto all’ala cattolica del suo partito – nonché del suo elettorato – pronta alla crociata “contro”. Decisamente più lineare, a riguardo, la posizione ribadita da Silvio Berlusconi, ospite su Radio 24 della trasmissione Nove in punto. Chiamato a rispondere sulla spinosa questione, il leader Pdl non ha avuto difficoltà a sostenere di essere «assolutamente d’accordo per una regolamentazione nel codice civile dei rapporti delle coppie di fatto». Aggiungendo subito dopo che «per religione e per radici nel nostro elettorato, però, non posso essere d’accordo con il matrimonio gay. Credo che i tempi non siano maturi». Chiosando con un auspicio: «Sono favorevole a che si trovi in Parlameno una maggioranza che dia alle coppie di fatto gli stessi diritti delle coppie sposate».