Monti, Fini e Casini: gli alleati che non vogliono vedersi neanche in foto…

A dieci giorni dal voto non si è ancora capito se è Monti a vergognarsi di Fini e Casini o se è il contrario. Né si hanno notizie del calendario elettorale di Montezemolo. Comunque sia la coppia bolognese e il premier tecnico non si vedono mai insieme: marciare divisi per colpire uniti? «Nessuno scandalo – risponde  Casini a margine dell’incontro con la Coldiretti – Monti parla alla società civile, noi alla politica. Quella tra di noi è una strategia elettorale».  La chiamano diversità dell’offerta, ma in pochi ci credono. «Noi siamo in politica da tempo e lavoriamo perché si affermi la buona politica – insiste  Casini– non è che non facciamo le cose assieme perché siamo impegnati ma perché seguiamo una strategia elettorale».

Fini ha scelto un profilo bassissimo quasi inesistente (e sondaggi non lo premiano, per usare un eufemismo) mentre il leader centrista è sotto botta per l’ingrata strategia montiana. I maligni, di solito bene informati, non solo confermano la freddezza tra Monti e Casini, ma raccontano di un superMario al lavoro per eliminare chirurgicamente i candidati dell’Udc. Proprio a Palazzo Madama, dove Monti, Udi e Fli si presentano con una lista unitaria, si consumerebbe il divorzio sotterraneo con il premier, impegnato a rafforzare la posizione dei suoi e a indebolire scientificamente l’apparato politico che li sta sostenendo.

Lontanissime le immagini di superMario e Pierferdinando a braccetto nella sede del Messaggero al battesimo del restyling grafico. Eppure Casini, non solo è stato l’ultimo dei samurai del governo tecnico, ma ha messo a disposizione tutta la sua struttura per la campagna elettorale portando  in dote il potere della stampa controllata dal gruppo del suocero Francesco Caltagirone e della moglie Azzurra. Il regista dell’isolamento di Casini è Enrico Bondi, il responsabile della spending review nel governo tecnico, il Richelieu delle candidature che ha messo nelle posizioni certe i montiani doc lasciando finiani e casiniani a mangiare la polvere.

Monti intanto lancia un’altra stilettata alla politica di professione. «Se torna la politica tradizionale i giovani italiani avranno nella prospettiva di 5-10 anni l’alternativa dell’emigrazione o della disoccupazione», è l’ultima dichiarazione tranchant del tecnopremier che si spinge a dire che un «numero sempre crescente potrà finire nelle braccia della criminalità organizzata». Insomma se i giovani finiscono nelle maglie della mafia e dell’ndrangheta, sotto sotto, la colpa è dei politici di professione? Un bel servizio agli alleati dell’Udc e di Futuro e Libertà. Casini, a sua volta, si lascia scappare di non credere ai tecnici improvvisati, «a volte non credo neppure ai tecnici. Ma ora, con tutti i tecnici che abbiamo in coalizione devo attenuare questo mio giudizio…».