Monte Paschi, sequestrati 40 milioni. La Finanza controlla i conti del Comune di Siena

Nell’ambito dell’inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena, il nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito sequestri di titoli e liquidità presso banche e fiduciarie per circa 40 milioni di euro, oggetto di scudo fiscale. Si tratta di somme nella disponibilità di alcuni dei maggiori indagati dell’inchiesta Mps, i quali, secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbero ideato un piano per truffare l’istituto di credito. Le somme sequestrate erano all’estero ed erano state riportate in Italia attraverso la procedura dello scudo fiscale. Agli ex dirigenti di Mps, Antonio Vigni, Daniele Pirondini e Marco Morelli è contestato dalla Procura di Siena il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza, mentre l’ex presidente della banca, Giuseppe Mussari, è indagato per manipolazione del mercato e per truffa agli azionisti.  In particolare all’ex direttore generale Vigni (nella foto), ascoltato oggi per otto ore dai pm e il cui interrogatorio è stato secretato, è contestato il reato di ostacolo delle autorità pubbliche di vigilanza, esponendo fatti non rispondenti al vero. Le indagini della Procura riguardano strettamente l’operazione «Fresh 2008», contestualizzata all’acquisto di Antonveneta.

Al Comune di Siena intanto, da 15 giorni, sono al lavoro alcuni funzionari dell’Ispettorato generale delle finanze (Igf) della Ragioneria che controllano i bilanci dell’Amministrazione senese degli ultimi anni, sembra tutti quelli che vanno dal 2004 al 2012. Ufficialmente, come spiegato anche in una nota del ministero, “si tratta di ispezioni ordinarie” ma in realtà è difficile non legare questi controlli a quanto sta avvenendo in città da un anno a questa parte. Il Comune è commissariato da giugno 2012, quando l’ex sindaco Franco Ceccuzzi (Pd), alla guida di una giunta di centrosinistra, era stato costretto a dare le dimissioni dopo la bocciatura in Consiglio del bilancio preventivo 2012 e quella, precedente, del consuntivo 2011. Una bocciatura che avvenne per il no ai conti del comune di 7 consiglieri del Pd (tutti di area ex Margherita) e di un consigliere ex riformista. A Ceccuzzi non rimase altro da fare che dimettersi, mentre il Partito democratico, non senza polemiche, decise di espellere i ‘ribelli’. Un no che arrivò a pochi mesi dalla decisione, presa dallo stesso Ceccuzzi, di indicare Alessandro Profumo come nuovo presidente del Monte (Comune e Provincia nominano 13 consiglieri sui 16 della Fondazione Mps che, a sua volta, indica 6 consiglieri su 11 del Cda della banca).

Nel palazzo comunale, che si affaccia in piazza del Campo, proprio di fronte a quello della Fondazione Mps, arrivò il
commissario prefettizio, Enrico Laudanna. Secondo alcune fonti gli ispettori ministeriali starebbero verificando se le azioni messe in campo dall’amministrazione guidata da Ceccuzzi (rimasto in carica solo un anno) e da quella del suo predecessore Maurizio Cenni, siano state adeguate ai problemi di assestamento dei bilanci 2009 e 2010. Fino al 2011, prima della crisi dovuta all’acquisizione di Antonveneta da parte del Monte, le amministrazioni senesi hanno sempre potuto contare sulle erogazioni della Fondazione Mps. Soldi venuti meno quando l’Ente presieduto da Gabriello Mancini ha dovuto in tre anni sottoscrivere due aumenti di capitale e diluire la propria partecipazione nella banca fino all’attuale 34,9%. Ma, soprattutto, ridurre, quasi fino ad azzerarle, le erogazioni al territorio che nel 2009 avevano superato i 180 milioni di euro. Magari gli ispettori ministeriali ora controlleranno anche dove e come venivano impiegati i soldi della Fondazione, e quali servizi andavano a finanziare. Siena dovrà tornare alle urne alla fine di maggio e il centrosinistra ha già fatto le primarie vinte dallo stesso Ceccuzzi.