Marò, l’Italia di Monti senza peso politico nel mondo: ancora un rinvio

L’India torna a mostrare al mondo il “metodo indiano” di amministrare la giustizia: rinvii, ferie, burocrazia, lentezze procedurali, cavilli. E anche stavolta non si smentisce: il presidente della corte Suprema indiana Altamas Kabir deciderà venerdì – anziché oggi – sulla nuova licenza per i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. I legali dei due hanno chiesto che i loro assistiti possano usufruire di un permesso di un mese per rientrare una seconda volta in Italia, anche per avere la possibilità di votare alle elezioni politiche. In una breve presentazione della richiesta dei marò di recarsi in Italia per quattro settimane per motivi elettorali e famigliari, l’avvocato Arish Salve ha anche ricordato che già in passato l’Alta Corte del Kerala aveva accettato di concedere a Latorre e Girone un permesso di due settimane. È poi intervenuto un legale in rappresentanza dello Stato indiano che ha chiesto alcuni giorni di tempo per prendere una posizione al riguardo, e ottenendo dalla Corte un rinvio fino a venerdì mattina. La scandalosa permanenza dei nostri due fucilieri di Marina in India è stata oggetto di una dichiarazione di Giorgia Meloni: «Oggi è esattamente un anno che l’India tiene in ostaggio i nostri marò in sfregio ad ogni norma di diritto internazionale, e alcuni suoi rappresentanti si permettono perfino di fare ironia su vicende della politica italiana. Tutto ciò dal pulpito di uno dei Paesi più corrotti al mondo, come certificato dalla stessa Commissione centrale per la vigilanza del governo indiano, e che secondo l’Onu conta più di 600 milioni di poveri, più della metà della sua popolazione totale. Solo la totale assenza di peso politico di Mario Monti e del suo governo ha potuto consentire un tale sopruso. Per fortuna, fra una settimana l’Italia darà il benservito a questo inutile esecutivo tecnico, che espone la nostra nazione alla derisione in ogni parte del mondo», ha detto la fondatrice di Fratelli d’Italia. La Meloni si riferiva al fatto che durante l’udienza uno dei tre giudici del tribunale, Vikramajit Sen, ha detto: «Ah, è da voi che un ex premier ha detto che è normale dare tangenti?»