Marò in permesso, ma la vergogna continua

Bella notizia: Girone e La Torre tornano per la seconda volta a casa, dalla detenzione in India. Brutta notizia: i due militari torneranno lealmente in prigionia dopo quattro settimane. Orribile notizia: i due cittadini italiani in divisa, assegnati dallo Stato italiano alla protezione anti-pirateria di una nave battente bandiera nazionale e colpevoli quindi solo di aver fatto il proprio dovere, sono stati consegnati e abbandonati nelle mani di un tribunale periferico di una nazione lontana da più di un anno. In qualsiasi nazione del mondo il governo responsabile di una tale onta sarebbe andato a casa o almeno avrebbe mandato a casa il ministro degli esteri. Invece i tecno-pagliacci, responsabili di questa storica vergogna, girano ancora per il Paese a sostenere che grazie a loro abbiamo riconquistato il rispetto internazionale. Andatelo a dire alle famiglie di Girone e La Torre quanto si sentono più rispettate. Magari prima dovevamo sopportare i ghigni idioti di Anghela e Sarkò, ma ai nostri soldati almeno era possibile difendersi dai nemici e nessuno si sarebbe mai sognato di consegnarli mani e piedi legati in mano a potenziali carnefici. E c’è persino chi si è permesso di dire che non dovevamo irritare gli indiani, perché ci compravano gli elicotteri. Problema che oramai non sussiste più, visto che i nostri magistrati si sono votati “anima e core” a bloccare qualunque possibilità di vendere i nostri mezzi all’estero mettendo nel tritacarne anche Finmeccanica. I magistrati si occupano di cancellare le nostre industrie strategiche (c’è anche l’Ilva), a fare scempio del nostro onore nazionale ci hanno pensato i tecno-papaveri. Per colpe  del genere un tempo c’era la fucilazione. Ora c’è chi ci rimedia pure una candidatura.