Luis Marsiglia, la finta vittima dei nazi ha fatto carriera in Spagna

Michele Santoro e i suoi cronisti dedicarono un paio di trasmissioni al caso del professor Luis Marsiglia, il docente di religione che, il 18 settembre 2000 raccontò di essere stato aggredito da un gruppo di naziskin, per poi confessare, quattro giorni dopo, di essersi ferito «da solo e con un martello e un fil di ferro». Nel frattempo era uscito il ritratto della città di Verona, xenofoba, bigotta e fascista. Fiumi di inchiostro e ore di dibattiti sul presunto razzismo di Verona, con reazioni sdegnate in particolare da parte del sindaco e della Curia.  Quell’incidente di percorso non ha nuocioto alla carriera di Santoro, ma questo è noto. Meno noto il fatto che anche il professore mitomane nel frattempo è diventato ricco e famoso. A rivelarlo il  Corriere del Veneto: Luis Ignacio Marsiglia si è rifatto una verginità professionale in Spagna. A 57 anni vive in una città dei Paesi baschi, «si fa chiamare Elan Primo – da Paul Celan poeta rumeno ebreo e da Primo Levi, lo scrittore che raccontò i campi di concentramento – e non insegna più religione, ma fa il pittore e il fotografo, sembra anche con discreto successo». Come ricorda il quotidiano Libero, «tutta la sinistra si stracciò le vesti di fronte al ritorno delle teste rasate, risultato di amministrazioni fasciste o, peggio ancora, ancora, berlusconiane. Oggi che Luis Ignacio Marsiglia, pardon, Elan Primo, è tornato a far parlare di sè, nessuno degli indignati di ieri torna sull’argomento».

All’indomani della scoperta della bufala, Giuseppe D’Avanzo su Repubblica esordì con una frase che sui giornali non si legge quasi mai«È doveroso chiedere scusa. Scrivemmo che Luis Ignacio Marsiglia, ebreo convertito, cattolico praticante, insegnante di religione al liceo Scipione Maffei di Verona, il 19 settembre, fu minacciato e insultato e alla fine aggredito da tre naziskin che gli urlavano “sporco ebreo” e inneggiavano a Haider. Non è vero. Luis Marsiglia ha confessato ieri di essersi inventato ogni cosa, le minacce e l’aggressione».  Le scuse del  grande inviato, morto nel 2011, furono immediate, quelle del professore, oggi fotografo di successo, devono ancora arrivare.