Lo smarrimento di Monti, il pifferaio che ora si aggrappa ai ricordi d’infanzia

Si sente «smarrito», dà del «cialtrone» a chi si permette di «riscrivere» la storia del suo governo (vietato criticarlo e chi ne parla male un fulmine lo colga), sull’altare dei voti ha sacrificato l’aplomb ma è stato inutile perché i voti non gli sono arrivati lo stesso e rischia il tracollo. Per Monti questa campagna elettorale sta diventando un supplizio, cambia colore della pelle ogni giorno, come un camaleonte, prima fa il buono e poi apostrofa gli avversari («non possiamo lasciare il campo al populismo o all’illusionismo dei pifferai magici»), non si rende conto che, alla fine, la gente lo considera il vero pifferaio della politica e che i “mi piace” al suo profilo su facebook finirà per metterli solo Casini. Da un po’ di giorni si sta affidando alle immagini strappacuore, aiutato dalla moglie che, in punta di piedi, è sempre presente ma “ingentilisce” le foto del marito con la sua presenza. Forse anche questo gli è stato consigliato dal guru americano. Tutto casa, famiglia e per caso premier. La nuova strategia è chiara. Si comincia dai ricordi d’infanzia: «Mia madre mi diceva sempre di stare alla larga dalla politica – ha rimembrato – ho passato la vita a seguire quel precetto ma alla fine sono caduto». È caduto non più in tenera età e in modo strano visto che ha afferrato al volo sia la nomina di senatore a vita sia quella di premier, senza aver beccato un voto. Si prosegue con le scene familiari, protagonista la moglie: la signora Elsa, in pochi giorni, si è fatta fotografare mentre acquistava croccantini per il cagnolino ed è stata presente al colloquio tra Monti e l’arcivescovo di Perugia. Si finisce con un’immagine-simbolo: in un convegno la signora Elsa si è seduta tra il marito e Montezemolo il quale – guardando dall’alto in basso la “plebe”, magari a bordo di una Ferrari – ha puntualizzato a beneficio della massa: «Il nostro non è un partito di élite». Che cosa sia, però, nessuno lo sa. Ma attenti a parlarne male, perché si fa… peccato.