Le scelte ciniche sono saltate, la Merkel cerca una soluzione per piazzare il “fido” Monti

La torta era già stata tagliata, una fetta per uno. Se non si fosse messo di mezzo Berlusconi, i giochi erano fatti e la scelta cinica già effettuata, sotto la regia tedesca. Adesso però, con il Cavaliere in rimonta nei consensi, la situazione si è complicata. Il Cav ha rimesso in discussione dinamiche già date per acquisite e accordi sottoscritti da tempo. Così si cerca di ricorrere a un aggiustamento in corso d’opera sfruttando i tempi stretti che precedono le elezioni. Le carte le sta dando ancora una volta Angela Merkel, ma non è detto che alla fine la Cancelliera e la grande finanza internazionale abbiano la scala reale tra le mani.

Nei giorni scorsi Hollande ha avvertito che l’euro è sopravvalutato ma la Cancelliera non ne vuol sapere: teme più l’inflazione. L’Italia invece deve fare sviluppo e creare posti di lavoro, ulteriori sacrifici ridurrebbero tutti sul lastrico. Berlusconi questo l’ha capito da tempo, Bersani ci sta arrivando, Monti resta ancora ancorato ai vecchi slogan del rigore cari  alla Germania. Con queste premesse, una vittoria di Berlusconi porterebbe al rovesciamento di un tavolo apparecchiato e in attesa dei commensali. La Merkel ha dato un occhio ai sondaggi e ha capito di aver puntato su un cavallo spompato in partenza. Proprio per questo a Berlino ha ricevuto Bersani, cercando di definire con lui gli scenari per il dopo-elezioni. I piani a cui avevano dato l’ok i poteri forti di casa nostra prevedevano infatti che durante il prossimo anno e mezzo, quello che precede il ricambio ai vertici della Ue, a Palazzo Chigi ci fosse stato Monti, con Bersani come portatore d’acqua e come ministro dello Sviluppo economico.  Adesso, invece, si è deciso di puntare sul leader del Pd, mentre Monti dovrebbe fare il ministro dell’Economia e poi, eventualmente, trasferirsi a Bruxelles per fare il presidente della Commissione Ue. In questo modo si cerca di garantire il sì dell’Italia ai passaggi più spinosi (bilancio e politiche economiche). Insomma, dal duo Monti-Bersani si passa a quello Bersani.Monti, ma restano invariate le politiche di cui i due dovrebbero farsi garanti.

Se vince Berlusconi, però, è tutta un’altra storia. Il Cavaliere, tra l’altro, ha già mandato a monte quella parte dell’accordo che prevedeva la rimozione di Draghi dalla presidenza della Bce e il suo trasferimento a Roma per  sostituire Giorgio Napolitano.  Il leader del Pdl, appena fiutata l’aria, l’ha candidato con largo anticipo al Quirinale e, secondo i rumors, lo avrebbe bruciato. E se Draghi non diventa presidente della Repubblica italiana, non si libera la poltrona di Francoforte da assegnare a un fedelissimo della Merkel e da spendere in Germania per aumentare i consensi a favore della Cancelliera. In Italia, invece, i piani potrebbero essere sconvolti da Vendola e dalla Cgil, che Bersani si ostina a non scaricare e che potrebbero costituire vere e proprie spine nel fianco di Monti in versione di garante, nei confronti della Ue e della Germania. Una nuova patrimoniale, in particolare, sarebbe un boccone difficile da digerire, senza contare l’impegno a tutto campo per una riforma del lavoro a cui il sindacato e Sel hanno già detto di no.

Così le carte vengono rimescolate ancora una volta. Fini e Casini, ai minimi storici nei sondaggi, non sono più un problema e il Pdl potrebbe garantire quell’ancoraggio che maldestramente Monti rifiutò quando Berlusconi e il Ppe gli offrirono la possibilità di federare i moderati. Così quello che si assicura di non voler fare diventa possibile. Gli stessi poteri forti che si erano fatti garanti dell’intesa Monti-Bersani adesso fanno filtrare sommessamente la notizia di un Professore pronto a dialogare con il Cavaliere per il dopo, se le urne dovessero dare ragione all’ex presidente del Consiglio che, intanto, è tornato a garantirsi l’appoggio del Ppe. Fantapolitica? Non del tutto. Anche perché il passaggio di Draghi dalla presidenza della Bce al Quirinale  non è visto di buon occhio  dai mercati e dalla grande finanza che non vogliono lasciare mano libera alla Germania. Se il vento non cambia di nuovo, il Cavaliere potrebbe fare  nuovamente bingo. E c’è da scommettere che questa volta non sarebbe né come il ’94, né come il 2008.