Laziogate: dopo otto anni di fango, pubblicate le motivazioni dell’assoluzione

«Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con la quale Francesco Storace e tutti gli imputati sono sono stati assolti nel cosiddetto caso Laziogate. Nelle motivazioni della sentenza della Corte di Appello di Roma si legge che non solo non è stato commesso alcun reato ma anche che il testimone contro Storace non era attendibile». Così in una nota l’ufficio stampa de La Destra. «La Corte di Appello di Roma – continua la nota – non solo ha dichiarato che non è stato commesso alcun reato ma ha censurato il primo giudice, dando atto che il testimone contro Storace era completamente inattendibile e che l’avvocato Reboa aveva operato con correttezza e professionalità. La denuncia di Veltroni fu una scorrettezza politica ed istituzionale, perché la Regione Lazio aveva il compito di organizzare le elezioni e verificarne la regolarità. Infatti -prosegue la nota de La Destra- la Regione Lazio aveva accesso ai dati anagrafici completi, relativi ai propri elettori, per effetto di una convenzione già in vigore ed attivata, che consentiva l’accesso, tramite proprio la spa Laziomatica di accedere presso tutti gli archivi anagrafici informatizzati dei Comuni del Lazio, compreso quello, del Comune di Roma poi, in effetti, consultato per scopi squisitamente elettorali, come la verifica di una lista che voleva partecipare alle elezioni«. Di conseguenza, continua la nota che cita la sentenza d’Appello «assolutamente legittimo era stato il suo accesso, finalizzato alla ‘verifica’ dei dati anagrafici degli elettori, per avviare da parte da parte dell’avvocato Reboa, legittimamente e con la massima correttezza professionale (seppur con l’urgenza e la riservatezza del caso, trattandosi di indagini difensive), un procedimento legale, nel quale la Magistratura inquirente e la Commissione Elettorale, appositamente interessati, dovevano assicurare il corretto svolgimento della competizione elettorale, eventualmente: escludendo una lista che tentava di parteciparvi in modo illegale», conclude la nota.