La triste parabola di Renzi: da rottamatore a majorette di Bersani

«Per ora il futuro di Renzi è scritto nella sabbia e non basta certo un comizio a due voci per comporre visioni politiche che restano dissimili. O per superare la diffidenza dell’apparato nei confronti dell'”usurpatore” ora ammansito, ma che fino a due mesi fa era dipinto come il cavallo di Troia di Berlusconi». Così Stefano Folli su Il Sole 24 ore fotografa la situazione del sindaco di Firenze impiegato come majorette della campagna elettore di Pier Luigi Bersani. È la triste parabola di Matteo Renzi, partito per rottamare i vecchi dell’apparato post-comunista, finito per diventare, alla luce dei fatti, solo uno sparring partner del segretario Pd.
Ieri al comizio elettorale del Pd al Teatro Obihall il sindaco di Firenze dopo aver dato il benvenuto al «prossimo presidente del Consiglio» ha detto che non bisogna «sottovalutare Berlusconi». Lo sfidante di Bersani alle primarie non esiste più, al suo posto c’è ormai una spalla da avanspettacolo. Non a caso sui social network fioccano i commenti ironici di giornalisti e intellettuali. Come quello di Antonio Polito che ha sfoderato il paragone (calcistico) con Daniele De Rossi, un tempo considerato l’erede di Totti a Roma, oggi relegato addirittura in panchina. Perfido il tweet dell’ex deputato Pd, già direttore del Riformista: «Chiamano Renzi Capitan futuro. De Rossi lo è da dieci anni». Incalza anche la firma del Foglio, Claudio Cerasa: «La foto non basta. Se Bersani vuole conquistare i renziani (che esistono) farebbe bene a dire presto cosa condivide del programma di Renzi». Ancora più drastico (e avvilito) Mario Adinolfi: «Il Renzi – twitta il deputato Pd – normalizzato e legato al carro dei vincitori che volevamo rottamare, che piace tanto oggi a chi lo voleva morto ieri, mi addolora».