La Lega perde consensi ma spera nella Regione Lombardia

Il centrodestra vince in Lombardia e Veneto. Ma se si va a guardare nel dettaglio la Lega è in forte calo rispetto al 2008. Secondo i dati del Viminale su 46.311 sezioni scrutinate il Carroccio al Senato si attesta al 4,13%.  In Veneto è al 10,9% con il Pdl al 19. In Lombardia è al 14,7 e il Pdl al 20,9. A rischio alla Camera, su 29.611 sezioni scrutinate la Lega è ferma al 3,9% e il Pdl si attesta al 20,3. «C’è stata un’affermazione del centrodestra, che non era attesa dai sondaggisti, come non era previsto il calo del centrosinistra – ha commentato il vicesegretario Giacomo Stucchi – Quest’affermazione del centrodestra è un risultato importante e  c’è stato il flop della lista Monti». Dunque, «Lega e centrodestra tengono e ciò fa ben sperare per lo scrutinio di domani: siamo fiduciosi» per le regionali in Lombardia. Un pomeriggio lungo per i vertici del  Carroccio. Nel quartier generale milanese è già presente da ora di pranzo il presidente Umberto Bossi. Luca Zaia ha manifestato cautela al momento nel commentare i primi dati elettorali della Lega Nord in Veneto. «Qualora ci fosse un calo elettorale – ha affermato il governatore del Veneto – le motivazioni non vanno scaricate in capo a terzi o, peggio ancora, in capo al cittadino come nella peggior tradizione della politica italiana, ma sono da cercare. Alla fine quando avremo un risultato finale che ci permetterà di fare una lettura della Lega in Veneto rispetto anche alle altre Regioni, tireremo le conclusioni analizzando fino in fondo i motivi del risultato e le eventuali responsabilità». Critico invece Massimo Bitonci, senatore uscente e capolista in Veneto a Palazzo Madama: «Il dato per la Lega è molto negativo, inutile fare giri di parole si apre una riflessione e se i militanti lo vorranno sono favorevole ad un nuovo congresso. La riflessione – ha avvertito Bitonci, unico candidato “superstite” della Lega storica di area bossiana dopo la rivoluzione voluta dal segretario veneto Flavio Tosi – va fatta nelle sedi opportune e quindi nel Consiglio nazionale e in quello federale e se necessario, su richiesta dei militanti, fare un nuovo congresso».