La collera di Obama: il governo fa causa alla Standard & Poor’s. «Scatenò la crisi nel 2008»

Tutto si può dire di Obama, meno che non abbia una grande squadra. I suoi “sherpa” infatti hanno capito che le agenzie di rating non sempre sono infallibili. E, da presidente che ha a cuore le sorti del suo Paese, ha tratto le conseguenze: ora potrebbe costare cara, almeno 5 miliardi di dollari, la causa che l’amministrazione Obama sta per presentare contro Standard&Poor’s. Il colosso del rating è accusato di aver sopravvalutato alcuni titoli immobiliari, contribuendo in maniera determinante a scatenare la crisi dei mutui subprime nel 2008. Crisi che non ha colpito solo gli Stati Uniti, ma che si è allargata a macchia d’olio su tutto il mondo occidentale con le conseguenze che oggi tutti noi stiamo pagando. Come riporta il “Wall Street Journal”, il procuratore generale di New York Eric Holder ha avviato una causa civile nella prima azione federale contro un’agenzia di rating. A quanto pare anche altri procuratori di altri Stati dovrebbero unirsi all’azione legale. Pronta la risposta di S&P, secondo cui l’azione del governo «è del tutto senza fondamenta fattuali o merito legale». Secondo indiscrezioni, prima di avviare il procedimento, le parti avrebbero tentato un patteggiamento, ma l’agenzia non avrebbe accettato preoccupata che un accordo avesse potuto affondare la società. Nel mirino sono i cosiddetti Cdo (collateralized debt obligation) emessi nel 2007 e legati a pacchetti di mutui subprime e il Governo sta esaminando in particolare 30 valutazioni assegnate a bond che hanno perso di valore subito dopo essere stati venduti agli investitori. Alla base di tutto c’è il pronunciamento, due anni fa, della Financial Crisis Inquiry Commission, la commissione di inchiesta sulla crisi, secondo la quale le agenzie di rating erano state «elementi scatenanti chiave della crisi finanziaria».