Jimmy Hoffa: il sindacalista che scomparve nel nulla oggi avrebbe cent’anni…

«È il centesimo compleanno di Jimmy Hoffa, e lui ancora non si fa vedere», ha titolato ieri un quotidiano americano, riferendosi al fatto che è dal 1975 che nessuno ha più avuto notizie del leader del potentissimo sindacato americano dei camionisti. L’avventurosa vita di Hoffa è stata raccontata in diversi film, perché è un’ennesima rappresentazione dell'”American way of life”, che però da sogno può diventare incubo. È un personaggio molto controverso, amico di malviventi e mafiosi, ma per gli iscritti al sindacato che dirigeva, l’International Brotherhood of Teamsters (Ibt), fu considerato un eroe e una figura di riferimento. Anche la sua biografia sembra uscita da un romanzo di Jack London o di John Steinbeck: i suoi antenati, tedeschi, giunsero in Pennsylvania al tempo dei pionieri, il padre era un minatore che morì prestissimo, e Jimmy non poté studiare. Nacque nello Stato dell’Indiana, dove c’era e c’è una forte comunità di immigrati tedeschi. Giovanissimo, si trasferì nel vicino Michigan per lavorare come garzone, e si mise in luce come “street fighter”, lottatore di strada, e strinse amicizia con persone poco raccomandabili. Sin da subito si occupò di sindacato dei camionisti e dei trasporti, data anche la vicinanza con Detroit. Quello che è certo, è che sin da giovanissimo rimase scioccato dalle condizioni in cui lavoravano gli operai americani, erano gli anni Venti e Trenta, e si oppose sinceramente allo sfruttamento organizzando anche le prime agitazioni. Ma i sindacati, e non solo americani, sono sempre stati dei centri di potere in cui viaggiano somme considerevoli di denaro, e Hoffa si trovò a dover gestire una serie di situazioni difficilissime e ambigue. E lui non era uno stinco di santo. Nel 1957 divenne presidente del sindacato Ibt, mentre nel 1964 conseguì lo storico successo di unificare le associazioni di categoria in una sola. Fu sempre ferocemente avversato dalla famiglia Kennedy, prima John poi Robert investigarono su di lui. Fatto sta che nel 1964 fu condannato a 15 anni per corruzione. Nel 1971 Nixon lo graziò e lui poté uscire. Ma mentre stava tentando di rientrare nel giro dei sindacati, il 30 luglio del 1975 scomparve. Si disse che aveva appuntamento in un ristorante alla periferia di Detroit con Anthony Giacalone e Anthony Provenzano, noti mafiosi. Non si trovò mai più. Il mese scorso, in seguito di rivelazioni di un boss 85enne, Tony Zirilli, la polizia scavò in un certo campo in Michigan, ma vanamente. Fu Jack Nicholson che lo interpretò nel 1992 in “Hoffa” (doppiato da Giancarlo Giannini) per la regia di Danny DeVito, in un lungo film che divise la critica. Ispirato alla sua figura è invece il precedente “F.I.S.T.” del 1978 di Norman Jewison con Sylvester Stallone nei panni di Hoffa, in cui il sindacalista chiede l’aiuto della mafia per emergere ma è da questa poi condizionato tutta la vita. C’è anche un film italiano su di lui, intitolato “Bob Kennedy contro Jimmy Hoffa” di Alberto Negrin (regista di “Il cuore nel pozzo”) e con Giancarlo Giannini nella parte del sindacalista, del 1969, con Hoffa dunque ancora in vita.