Italo Tassinari, 95 anni, decano dei candidati: «Si deve tornare a fare politica sul serio»

Al suo confronto Silvio Berlusconi è quasi un ragazzino. Ma del leader del Pdl Italo Tassinari, 95 anni compiuti il 21 gennaio scorso – il più anziano candidato per il Parlamento – pare avere la stessa malattia: una passione per la politica che non vuol saperne di andare in pensione. «No, non ho alcuna intenzione, e nemmeno possibilità di andare in Parlamento – spiega Tassinari, giornalista da 75 anni, ancora oggi direttore editoriale di Mondolibero online – Ho accettato perché gli amici di questa nuova formazione di destra liberale me l’hanno chiesto, sapendo che il mio è un nome conosciuto, e qualche voto in più lo possono intercettare». Candidato in Veneto con Fratelli d’Italia, al nono posto della lista per il Senato. Dall’alto del suo secolo di esperienza, e di battaglie contro la casta, Tassinari un consiglio di sente di darlo ai giovani che andranno a Montecitorio e Palazzo Madama: «Devono cominciare a fare la politica vera – dice – basta con questi traffici vergognosi dei partiti, con la corruzione, con le spese folli delle Regioni: 8 milioni l’anno per cancelleria nel Lazio, ma che significa?». Si definisce «liberale da sempre». Nativo di Ravenna, residente a Padova, è noto in Veneto soprattutto per il giornale murale Mondolibero, con cui per molti anni ha strillato dai muri di tutta la regione contro il malaffare dei politici. Neppure Vittorio Sgarbi si salvò. Fu Tassinari a presentare denuncia verso il critico d’arte per le sue troppe ‘assenze’ dalla Soprintendenza. Sempre schierato Tassinari: anticomunista fin da giovane, è stato amico fraterno di Edgardo Sogno, e non rinnega neppure di aver fatto parte della organizzazione Gladio. «Ma quale paramilitare – risponde – le armi non le avevamo mica! Erano nelle caserme dei carabinieri, se fossero servite, in caso di presa del potere manu militari da parte delle forze comuniste». Che oggi però, a 95 anni e con i Democrats guidati da Bersani sono un’altra cosa: «No – riconosce Tassinari – non ci sono più i comunisti di una volta».