Inutile dietrofront di Napolitano: l’entrata a gamba tesa nella campagna elettorale c’è stata, eccome

Non è piaciuta la «brutta intromissione» del presidente della Repubblica, l’uomo che dovrebbe essere super partes per principio, in difesa del “suo” tecnopremier in palese difficoltà elettorale. «Io deploro le critiche rivolte a lui», aveva detto Re Giorgio, prendendosela con chi osa giudicare negativamente l’azione dell’uomo dei miracoli (mancati) che era stato il prescelto dal Colle. Il Pdl è stato il primo a insorgere contro l’entrata a gamba tesa di Napolitano, che a una settimana dal voto tira “ciambelle” a Monti e al suo centrino stropicciato. Ma le lamentele continuano ad arrivare. Da tutti tranne che da Casini. Come sempre, per non sbagliare, sostiene che il Capo dello Stato ha ragione. In una nota ufficiale il Quirinale rigetta le accuse di intromissione nella campagna elettorale e rivendica il comportamento «ineccepibile» del Capo dello Stato, che sarebbe stato frainteso. Ma il temine «deplorare» si presta a ben pochi fraintendimenti, significa biasimare (i critici di Monti). Per questo nonostante Re Giorgio tenti di fare marcia indietro, il danno è fatto, tant’è vero che le lamentele di essere “di parte” proseguono. Non glielo manda a dire Roberto Maroni: «Penso che il presidente della Repubblica debba stare fuori dalla campagna elettorale. Non posso impedirgli di parlare, ci mancherebbe altro. Però da ogni cosa che dice si capisce da che parte sta, con chi è schierato». Del resto, è una pretesa assurda chiedere di non criticare Monti, argomenta Maurizio Gasparri, anzi, «ha diritto a dare un giudizio sui fatti ancor più chi subì la sollecitazione a sostenere un governo tecnico con il concorso di forze politiche anche distanti tra loro». Il presidente del gruppo Pdl al Senato rivendica, semmai «peccato di generosità» del suo partito nei confronti dei tecnici. «C’é stata una interferenza nella campagna elettorale -aggiunge- e forse al Quirinale sottovalutano la condotta ingannevole di Monti. Ottenne la nomina incomprensibile di senatore a vita, si impegnò alla neutralità e temporaneità del suo impegno. E ora forma partiti recuperando ruderi, proponendo neofiti e gruppi di potere, prenotando un quarto posto che dimostrerà l’assenza di consenso democratico». Duro Maurizio Bianconi: «Se sarò rieletto alla Camera, chiederò subito la messa in stato d’accusa da parte delle Camere del presidente della Repubblica. Entrare a gamba tesa nella campagna elettorale come ha fatto Napolitano è roba da impeachment».